Editoria

21 gennaio 2013 | 11:39

SIRIA: DUE REPORTER FREDDATI DA CECCHINI, VIDEO SU YOUTUBE

18 VITTIME MEDIA IN 22 MESI. OGGI ALMENO UN CENTINAIO MORTI

(di Lorenzo Trombetta) (ANSA) – BEIRUT, 18 GEN – Per i giornalisti la Siria in guerra é una vera e propria trappola mortale: le ultime vittime in ordine di tempo sono due reporter, il franco-belga Yves Debay e il collaboratore di Al Jazeera Mohammed Hurani. Il primo, 58 anni, ex membro di truppe speciali e veterano di scenari di conflitti, è stato ucciso in circostanze poco chiare ad Aleppo, nel nord, da un colpo sparato da un cecchino. E il video della sua morte è stato postato su Youtube dagli attivisti. Mohammed Hurani, giornalista di Al Jazeera, è stato invece freddato da un cecchino, nella provincia di Daraa. Mentre è sempre più difficile verificare sul terreno le informazioni che giungono dai media governativi o dal fronte anti-regime, gli attivisti hanno affermato che almeno un centinaio di persone sono state uccise oggi in diverse località  del Paese. La TV di Stato ha attribuito la responsabilità  delle violenze odierne a non meglio precisati “terroristi”, termine con cui si indicano i ribelli, sempre più padroni delle zone rurali attorno alle grandi città  rimaste invece sotto controllo del regime. Il capo deformato dal foro di una pallottola e il volto pallido di morte di un uomo di mezza età  – presumibilmente Yves Debay – è apparso in un video amatoriale (http://youtu.be/aX276Nr0Y8Q) pubblicato su Internet da attivisti di Aleppo. In un altro filmato quella che viene descritta come la salma di Debay appare accanto alla tessera stampa del giornalista. Il suo corpo era stato trasferito nella vicina Turchia, nell’ospedale di Kilis, da un gruppo di ribelli che ha attribuito l’uccisione di Debay alle forze lealiste. Su questo, come è consuetudine, i media ufficiali non confermano e non smentiscono. Secondo il racconto delle piattaforme anti-regime, Debay si era avventurato in una zona a ridosso del fronte tra la zona controllata dai lealisti e quelle in mano ai ribelli. In una via secondaria è stato raggiunto da un colpo di un cecchino. Debay, nato nel Congo belga e fino all’età  di 30 anni militare di carriera in Africa centrale, è il 17/mo giornalista professionista a morire in Siria in 22 mesi di violenze. Dal 1985 aveva abbandonato le armi e aveva cominciato a raccontare i conflitti come giornalista: era scampato ai cecchini libanesi e dei Balcani, agli attentati in Afghanistan e a quelli iracheni. Ma nulla è valsa la sua lunga esperienza, come quella del collega di Al Jazeera che prima di iniziare a collaborare con la tv era un attivista dell’opposizione al regime, per uscire incolume dalla trincea siriana. Che assomiglia sempre più a una piscina di sangue, dove secondo l’Onu sono stati uccise almeno 60mila persone. A queste si aggiungono le decine di morti registrate oggi dalle diverse fonti non indipendenti. Tanto che l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navi Pillay ha ersortato i membri del consiglio di sicurezza a riferire alla corte penale internazionale sui crimini in corso in Siria. Ad Aleppo, l’episodio più sanguinoso si è avuto nel quartiere di Muhafaza, nella parte occidentale controllata dal regime, dove una palazzina è stata distrutta da un’esplosione causata – secondo la TV di Stato – da un missile sparato da terroristi. Gli attivisti affermano invece che si è trattato di un raid aereo governativo per seminare il terrore tra la cittadinanza. Secondo testimoni locali, almeno 22 persone sono rimaste uccise nel raid ma il bilancio fornito dai media governativo è di 3 uccisi. A est di Aleppo, a Ras al Ayn località  a ridosso del confine con la Turchia, ribelli fondamentalisti islamici si sono scontrati con milizie curde, antichi clienti del regime di Damasco in funzione anti-Ankara, mentre anche oggi i bollettini più drammatici provengono dalla capitale e dai suoi dintorni. Nel sobborgo di Daraya, caccia bombardieri hanno distrutto un ospedale da campo dove si trovavano – secondo testimoni locali – numerose donne e bambini. Analoghi bombardamenti sono proseguiti anche oggi su altri sobborghi in mano ai ribelli, come Mliha e Arbin. A Duma, a nord-est di Damasco, sono stati rinvenuti dieci corpi senza vita di uomini giustiziati sommariamente. E giungono notizie di combattimenti lungo l’autostrada per l’aeroporto internazionale, chiuso da settimane. Nei pressi del capoluogo meridionale di Daraa un’autobomba è invece esplosa in un campo profughi allestito decenni fa per ospitare i profughi siriani delle Alture del Golan occupate da Israele nel 1967. (ANSA).