22 gennaio 2013 | 17:44

Alzando ‘la Voce’ dal 2002 – Intervista a Tito Boeri, economista, fondatore e coordinatore di Lavoce.info (Prima n. 430, luglio/agosto 2012)

Tito Boeri, economista, fondatore e coordinatore di Lavoce.info, racconta dieci anni di attività  del sito che ha contribuito a interpretare ciò che succede nel mondo dell’economia e della finanza, e che ha fatto da palestra a molti nuovi commentatori e da apripista di analoghe iniziative a livello nazionale e internazionale
Alcuni lo definiscono un club di grilli parlanti in cattedra, sempre pronti ad avere l’ultima parola appena si parli di economia e finanza. Altri ne hanno fatto il proprio punto di riferimento per capire che cosa significhino le oscillazioni dello spread o dove portino i provvedimenti governativi sul lavoro. Di certo, dal 2002 con Lavoce.info, il sito che il 4 luglio ha celebrato il decennale, il gruppo di docenti, per lo più economisti, coordinati da Tito Boeri, professore di economia alla Bocconi di Milano, ha contribuito con un’attività  di divulgazione non banale a rendere più accessibili temi generalmente ostici e a spiegare quanto si nasconde dietro dati e statistiche che politici, analisti finanziari, e molto spesso anche i media, distorcono piegandoli a interpretazioni di convenienza.
Nella baia tranquilla ritagliata nell’oceano tempestoso del web, gli interventi dei redattori-accademici del sito (tra i quali molti editorialisti e collaboratori delle maggiori testate, come Boeri di Repubblica, Francesco Giavazzi e Pietro Ichino del Corriere della Sera, Marco Onado del Sole 24 Ore) hanno fatto guadagnare progressivamente a Lavoce.info attenzione e autorevolezza, tanto da trasformarla in apripista di una serie di iniziative analoghe: Chicago-blog.it di Oscar Giannino; Noisefromamerika.org lanciato sei anni fa da un gruppo di economisti italiani che lavorano negli Usa, tra cui Andrea Moro, Alberto Bisin e Sandro Brusco; Nelmerito.com, che ha come garanti Roberto Artoni, Paolo Bosi, Salvatore Bragantini, Marcello Messori, Carlo Trigilia. E a livello internazionale il sito coordinato da Boeri ha contribuito alla nascita del consorzio Voxeu.org di cui sono membri i francesi di Teleos-eu.com, gli olandesi di Mejudice.nl e gli spagnoli di Nada es Gratis (www.fedeablogs.net/economia/).
“Eppure quando siamo partiti dieci anni fa c’era molto scetticismo su questo progetto”, commenta Tito Boeri nel suo studio della Fondazione Rodolfo Debenedetti all’università  Bocconi di Milano. “Ne parlavano come di un’operazione elitaria che non avrebbe retto nel tempo. Una tesi che si basava sull’alto tasso di turnover, frutto di una feroce concorrenza, presente fin da allora sul web. All’inizio abbiamo dovuto affrontare anche un clima ostile da parte dei giornali che ci vedevano quasi come una minaccia. Per fortuna, poi, hanno capito che costituivamo una risorsa da utilizzare e potevamo contribuire a migliorare il lavoro dei giornalisti economici. Insomma, il bilancio che possiamo trarre dalla nostra attività  è positivo, con una crescita continua del numero dei visitatori. La somma dei visitatori unici mensili degli ultimi 12 mesi arriva a un milione 490mila. Il picco, sui 330mila visitatori unici, lo abbiamo raggiunto nel novembre 2011, quando al governo è arrivato Mario Monti. Continuando con i numeri, abbiamo 72mila abbonati alla newsletter che inviamo due volte la settimana. Inoltre, sono ormai più di 1.400 le persone che hanno collaborato a Lavoce.info, tra l’altro tutte a titolo gratuito”.
Prima – I collaboratori non si faranno pagare, ma un sito come il vostro costa.
Tito Boeri – Il bilancio è sostanzialmente in pareggio: nel 2011 abbiamo registrato 147mila 900 euro di uscite contro 146mila 300 euro di entrate. Sulla base dei dati del primo semestre ci aspettiamo che a fine 2012 i conti siano ancora in equilibrio.
Prima – Come trovate le risorse per sostenere l’iniziativa, visto che l’accesso al sito è gratis?
T. Boeri – Chiediamo contributi volontari. E in più di 3mila hanno versato mediamente 100 euro a testa. È un segnale di grande interesse per il nostro lavoro. Abbiamo ricevuto 426mila euro di donazioni. Inoltre, abbiamo degli accordi con Il Mondo, con Internazionale dove firmo la rubrica ‘Numeri’ e con emittenti televisive. In pratica il cachet per la partecipazione dei nostri redattori ai loro programmi viene versato al sito.
Prima – Difficile parlare di economia in televisione, ma è un periodo in cui la domanda di informazione economica è talmente forte…
T. Boeri – Noi ci proviamo. Se ci si sforza a tradurre in linguaggio comprensibile concetti economici si può riuscire a raggiungere un pubblico vasto. Comunque, altre risorse vengono da iniziative in linea con la politica del sito: riceviamo un contributo anche per le attività  che facciamo nell’ambito del Festival dell’economia di Trento, un altro strumento molto importante per far capire cosa sta succedendo in ambito economico. Infine, abbiamo una struttura molto ridotta di editor che cura i rapporti con i collaboratori, la titolazione, la messa on line di tutto il materiale, diagrammi e video compresi, oltre alla newsletter. Ne fanno parte Roberto Ceredi, senior editor, Ludovico Poggi, Guido Zichichi, Sandra Bellini e Filippo Teoldi. L’anno scorso abbiamo ridotto ulteriormente i costi del 29%. Tutto questo ci permette di mantenere l’indipendenza di un’iniziativa che in dieci anni ha prodotto 5.560 interventi, una media di 11 a settimana.
Prima – Siete sempre più attivi sui social network.
T. Boeri – Siamo in costante ascesa: 15mila follower su Twitter, mentre su Facebook i fan sono 7.700. Chiaramente siamo una rivista on line di nicchia e non potremo mai ambire ai numeri di testate generaliste. Ma possiamo vantare un effetto moltiplicatore importante: i nostri testi vengono ripresi da molti altri siti e dai quotidiani. Ci sono molti giornali locali che riprendono integralmente i nostri articoli.
Prima – Avete fatto degli accordi anche con loro?
T. Boeri – No. In questo caso, la nostra politica è quella del libero accesso ai nostri contenuti, a patto di citare la fonte.
Prima – Avete in cantiere programmi di sviluppo?
T. Boeri – Faremo presto un restyling della grafica che abbiamo sempre voluto mantenere low profile. Ora, però, bisogna migliorare la fruibilità  del sito. Arricchiremo anche la parte multimediale: gli interventi in video sono molto graditi. Inoltre, puntiamo a utilizzare ulteriormente il materiale che produciamo, che è davvero tanto. Vogliamo sfruttare il nostro archivio di dieci anni di attività  per produrre dossier. In occasione del decennale abbiamo lanciato con Il Mulino, nella collana ‘Voci’, una serie di interviste con i fondatori del sito per fare il punto sui principali temi politici ed economici. Già  ne sono usciti uno sull’informazione di Michele Polo, un altro sulla finanza di Marco Onado e uno del sottoscritto sul mondo del calcio. Prossimamente ne usciranno altri tre di Andrea Boitani, Massimo Bordignon e Francesco Daveri. Ritornando al sito, abbiamo in mente di ampliare i temi, allargandoci in aree come la giustizia. Pensiamo sia davvero cruciale per il Paese una riforma e faremo degli approfondimenti al riguardo.
Prima – Con la solita polifonia di posizioni?
T. Boeri – È uno dei tratti distintivi a cui non vogliamo assolutamente rinunciare. Questa è una redazione di 27 persone che hanno visioni diverse tra di loro con l’accordo, però, di usare il metodo della nostra disciplina per leggere quanto accade. Ed è così anche per i contributi dei collaboratori. A volte li sollecitiamo con la redazione che fa da filtro.
Prima – Avete fama di essere molto selettivi.
T. Boeri – Leggiamo gli interventi all’interno della redazione e se il responsabile della rubrica è d’accordo li pubblichiamo. È la classica procedura di ‘referaggio’ delle riviste scientifiche. Tendiamo a non aumentare la produzione. Oggi nel web c’è fin troppa roba. Il nostro vantaggio competitivo non è sull’ultima notizia, ma l’analisi e il commento. Puntiamo più sulla qualità  che sulla quantità .
Prima – Niente scoop, ma usate sempre di più Twitter.
T. Boeri – Il vantaggio di Twitter è nella sua potenzialità  di rilancio, di effetto moltiplicatore. Abbiamo costruito degli indici con cui pesiamo l’influenza del sito e di altri siti comparabili sulla base del numero di follower. Non solo i nostri, ma anche di chi ci retweetta. In media ci sono 14 retweet. In questo senso ci interessano i social network.
Prima – Molti di voi, come lei, Giavazzi, Onado, Ichino, avevano già  la possibilità  di esprimersi scrivendo per le maggiori testate nazionali, perché allora fare un sito?
T. Boeri – Non ci sentivamo totalmente liberi.
Prima – Ma sui giornali continuate a scrivere.
T. Boeri – A parte le condizioni comunque diverse per ciascuno, ognuno ha avuto le sue disavventure per la collaborazione con i giornali. E poi, volevamo fornire una palestra a dei giovani. Nel mondo dei media è molto difficile farsi un nome. Tante persone che possono dare contributi molto validi non vengono prese in considerazione, mentre per altre basta il nome per intervenire sui temi più variegati, magari senza che abbiano alcuna competenza specifica. Lavoce.info ci ha permesso di lanciare alcuni giovani che non avevano mai scritto per il vasto pubblico. Per un giovane ricercatore ciò significa un ulteriore sforzo di comprensione. Infatti, divulgare vuol dire comprendere le implicazioni e avere un contatto con la realtà , che chi fa ricerca tende spesso a perdere. I lettori ci guadagnano, avendo a disposizione una produzione innovativa. Roberto Perotti ha iniziato a scrivere da noi prima di collaborare al Sole 24 Ore, così Michele Polo, Luigi Guiso, Francesco Daveri. Potrei andare avanti con gli esempi. Ci sono stati dei giorni in cui la prima pagina del Sole era in pratica integralmente firmata da chi ha iniziato a scrivere su Lavoce.info.
Prima – Questa esposizione sui media e sul sito ha portato dei risultati? Insomma, siete in qualche modo riusciti a incidere sulla realtà ?
T. Boeri – Premesso – è opportuno ribadirlo – che non abbiamo un pensiero unico, certamente alcuni di noi hanno fatto delle battaglie. Più singolarmente che come Voce nel suo complesso. E su alcune idee, su delle proposte in merito a liberalizzazioni, mercato dei prodotti, riforma degli ordini professionali – tema su cui abbiamo molto battuto così come sulla formazione – qualche risultato lo si è ottenuto. Così sulle pensioni e sull’estensione del contributivo. Forse, però, il modo più giusto per misurare il nostro impatto non è attraverso il numero di cose realizzate, ma nell’avvio della discussione. Molti dei temi che abbiamo lanciato rientrano nel dibattito generale. Veniamo citati anche in quello delle commissioni parlamentari. Certo, molti provvedimenti rimangono inattuati. In Italia c’è il problema più generale di riforme rimaste al palo. Comunque, siamo orgogliosi di avere avuto un certo impatto anche sull’insegnamento dell’economia: il sito viene ampiamente utilizzato nei corsi base d’economia ed è sempre più conosciuto nei licei.
Prima – E l’impatto sull’informazione economica?
T. Boeri – Penso ci sia un miglioramento su questo fronte. Tutto sommato, c’è un po’ più attenzione al dato statistico e anche un maggior tentativo di documentarsi. Rimangono le numerose eccezioni. Noi abbiamo fatto le pulci ai politici più che all’informazione: nella campagna elettorale del 2008 abbiamo pubblicato la rubrica ‘Vero e falso’ per denunciare le informazioni distorte e come venivano addirittura torturate le statistiche. Siamo stati attenti ai telegiornali, perché raggiungono un pubblico vasto che incontra una maggiore difficoltà  nel filtrare le notizie. Per esempio, abbiamo sottolineato più volte, anche nei momenti più drammatici della crisi, che i media dovrebbero mostrare la dinamica di alcuni dati dell’economia riferendosi ai livelli e non solo alle variazioni percentuali. In presenza di una forte discontinuità  – un calo del reddito o un brusco aumento della disoccupazione – basta poco per far credere che la situazione migliori, anche decisamente, se non ci si riferisce ai livelli di partenza. E poi, persistono i problemi sul piano dell’informazione più strettamente finanziaria.
Prima – In che senso?
T. Boeri – Pensi a tutti i commenti legati all’andamento di alcune società  quotate. Forse anche per l’intreccio tra le proprietà  dei giornali e alcuni gruppi, si diventa un po’ sospettosi. Ma i giornali dovrebbero essere doppiamente attenti, ben bilanciati nel coprire questo tipo di informazione.
Prima – Voi non fate commenti sulle società  quotate.
T. Boeri – I nostri discorsi sono più di sistema. E non abbiamo la struttura per coprire tutti. Farlo solo per alcuni non va bene. Il non scritto in questi casi è peggio di quanto si scrive. Guardare solo ad alcune società  e non ad altre è di per sé un indice di mancanza di indipendenza.
Prima – La spettacolarizzazione dello spread sta diventando un po’ ansiogena? Già  con la radiosveglia gli indici economici finanziari arrivano come in un bollettino di guerra insieme ai livelli della calura di Caronte.
T. Boeri – Probabilmente c’è un eccesso di attenzione per un termine che da noi è entrato nel lessico comune. Mi è capitato recentemente di essere intervistato dalla Bbc sugli accordi europei: quando ho pronunciato la parola spread hanno stoppato le riprese, spiegandomi che per il loro pubblico è incomprensibile. E dire che è termine inglese.
Prima – Probabilmente in Gran Bretagna non hanno lo stesso incubo.
T. Boeri – Anche in Italia prima del 2008 era assolutamente ignorato. Ora c’è un bombardamento di problemi economici di cui, nella maggioranza dei casi, il pubblico non capisce implicazioni e connessioni.
Prima – È difficile avere informazioni non contraddittorie anche sulle banche, anche se praticamente tutti hanno un conto corrente.
T. Boeri – Sui giornali italiani c’è qualche resistenza a trattare alcuni temi. E non perché siano poco interessanti o perché non vi siano lettori interessati. Probabilmente si deve ritornare alla questione degli assetti proprietari. Prendiamo le fondazioni bancarie: stiamo parlando di una realtà  importante con un patrimonio considerevole. Su Lavoce.info abbiamo pubblicato un bel rapporto di Mediobanca. Sui giornali non se ne parla. Le ripeto: il problema più che alla cattiva informazione è legato a quanto non viene scritto. Non ci si occupa di un problema centrale. In un momento in cui le banche sono in difficoltà  e hanno bisogno di ricapitalizzarsi e i comuni navigano anch’essi in cattive acque e stentano a sostenere progetti di pubblica utilità , le fondazioni hanno davvero un ruolo chiave. In alcuni casi si sono svenate per sostenere la ricapitalizzazione delle banche a cui si sono legate ancor più strettamente, cercando anche di intervenire sul management. È un sintomo molto grave che i media non ne parlino o lo facciano in maniera insufficiente. Sul sito ce ne siamo occupati molto, ricevendo anche un po’ di proteste.
Prima – Non saranno solo le fondazioni a protestare.
T. Boeri – Indubbiamente i nostri articoli vengono letti. E capita che ci chiamino i ministri, soprattutto con questo governo di tecnici molto attenti a quanto scriviamo. Ritengo, però, sia un errore che un ministro intervenga.
Prima – E il rapporto con i lettori?
T. Boeri – Assolutamente buono. Sì, gli italiani pensano già  di sapere leggere una serie di dati e di situazioni e noi riceviamo tantissimi commenti e proposte anche per risolvere il problema del debito o per azzerare la disoccupazione giovanile. Se fosse così facile… Ma anche questo fa emergere la grande passione civile che c’è in tanti settori del Paese. Si tratta di persone che sono disposte a leggere cose anche complicate. C’è davvero una grande richiesta di informazione di qualità .
Prima – Lavoce.info ha contribuito a distruggere la torre d’avorio in cui erano asserragliati gli accademici, sempre più impegnati nell’informazione e nella politica.
T. Boeri – Una scelta che molti di noi hanno fatto senza rinunciare al proprio lavoro. Se vuole, sta qui la differenza tra Lavoce.info rispetto ad altre esperienze di fior fior di economisti come Paul Krugman, oppure il Marginal Revolution di Tyler Cowen e Alex Tabarrok e l’Economists’ Voice di Joseph Stiglitz, che hanno scelto di passare le loro giornate a scrivere sui blog o a commentare gli avvenimenti con interventi a volte molto influenti. Nel loro caso hanno rinunciato a fare lavoro di ricerca. Non è il nostro caso. Proprio perché abbiamo un blog collettivo e possiamo contare su una microstruttura che gestisce materialmente il sito, noi continuiamo a insegnare e a fare ricerca. Insomma, facciamo il nostro mestiere e contemporaneamente siamo presenti nel dibattito pubblico.
Prima – Sospendendovi nel caso assumiate incarichi pubblici, come è successo per esempio a Pietro Ichino da quando è stato eletto in Parlamento, o Maria Cecilia Guerra, ora sottosegretario al Welfare. Tra l’altro, negli ultimi tempi sono un po’ mancati gli stimoli di Ichino in materia di legislazione del lavoro.
T. Boeri – Ichino ha preso una posizione più moderata in merito alla riforma della legge sul lavoro. Ritiene anche lui che non sia risolutiva, ma ha dato un giudizio più positivo rispetto alle posizioni che Pietro Garibaldi e io abbiamo espresso sul sito.
Prima – Giavazzi, consulente per gli aiuti alle imprese del governo Monti, continua a scrivere sul Corriere della Sera e anche su Lavoce.info.
T. Boeri – Non si è sospeso perché il suo non è un ruolo così forte ma, da quando ha assunto quell’incarico, sulla Voce si limita a scrivere esclusivamente di politica internazionale.
Prima – L’incarico a Giavazzi ha rafforzato l’immagine dell’esecutivo Monti come ‘governo dei bocconiani’.
T. Boeri – Una semplificazione giornalistica e una vera stupidata. All’interno del governo, di bocconiano c’è solo il presidente del Consiglio Mario Monti. Piuttosto è un’altra università  milanese a essere maggiormente rappresentata.
Prima – Si riferisce alla Cattolica, rappresentata nel governo dall’ex rettore Lorenzo Ornaghi, oltre che da Piero Giarda e Renato Balduzzi. Allora è per questo che l’avete scelta per il convegno che il 4 luglio ha celebrato il decennale del sito.
T. Boeri – (risata). Di sicuro non abbiamo alcuna mira governativa. La sede della Cattolica è molto bella e, poi, anche alla Voce solo alcuni sono della Bocconi.
Prima – C’è chi in politica punta a portare Monti dalla propria parte, ma si aspettava questa battaglia tra Corriere della Sera e Repubblica per assicurarsi in pratica il premier come testimonial?
T. Boeri – (un largo sorriso silenzioso).
Prima – Mi dica almeno se i poteri forti esistono davvero.
T. Boeri – Ci sono sicuramente delle persone che hanno posizioni di potere e tendono a non apparire. E ci sono forti intrecci societari. Ma l’idea dei poteri forti mi sembra molto naà¯ve.
Intervista di Carlo Riva