Nelle grinfie dell’assassino

L’assassino ha un volto: quarantenne, lineamenti regolari, occhi castani e pungenti, capelli zero. Alto circa 1,80, fisico asciutto, passo svelto. È lui l’assassino: ha ucciso il talk show politico, strappando il sipario sdrucito e polveroso su inguardabili e inascoltabili sproloqui dei nostri politici.
Ma invece dell’arresto ha ricevuto applausi. Prima di tutti dal mandante, Sarah Varetto, che dopo avergli asciugato il coltello con cui ha tagliato la lingua agli onorevoli logorroici gli ha detto: “Bravo, ho fatto bene a fidarmi di te”.
In pochi mesi Sky ha dato una svolta epocale al modo di fare dibattito politico in tivù, svolta certificata da ‘maestri’ del calibro di Aldo Grasso e Antonio Dipollina: si può fare spettacolo e scacciare lo sbadiglio anche facendo parlare Bersani e Berlusconi, Renzi e Monti, persino la Puppato. Basta fare domande secche, fissare tempi stretti alle risposte, coinvolgere il pubblico e raccogliere il tutto dentro una cornice alla ‘X Factor’. Semplice, no?
Già , che ci voleva. Però nessuno lo aveva mai fatto. Non dico che non ci aveva pensato. Ma il problema era: e se il politico si arrabbia? E se poi non viene più? E se quando ho bisogno di lui mi chiude il telefono in faccia? Vi figurate Bruno Vespa o Minzolini o la D’Urso che dicono: “Alt! Il tempo è scaduto”? Piuttosto cancellano il programma successivo.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 435 – Gennaio 2013

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