da caporedattore centrale a direttore del ‘Tempo’

‘Sarina’ stava scritto sul fianco di una barca attraccata al molo di Ponza e una donna, nel giugno del 1957, decise che se il bimbo che stava per nascere fosse stato femmina, quello era il nome giusto. È a questa scintilla che la nuova direttora del Tempo, che succede a Mario Sechi messosi ora in pista per entrare in Parlamento con Mario Monti, deve il suo nome originale e che spesso viene malinteso (Sabina, Sara, Sabrina). Mentre lei ci tiene a quel bel Sarina, ci tiene eccome, tanto che lo ripete, e lo scandisce a scanso di equivoci.
Sarina Biraghi non era destinata a fare la giornalista, ma l’architetta, e in tale veste, dopo aver sposato un ingegnere, s’era trasferita in Libia (“Paese che mi è rimasto nel cuore”) per ben cinque anni. Tornata in patria e fermatasi a Latina, cominciò del tutto casualmente a occuparsi di testi redazionali per pubblicità  aziendali che finivano su alcune televisioni locali.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 435 – Gennaio 2013

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