Editoria

25 gennaio 2013 | 10:11

El Pais si scusa per pubblicazione foto falsa di Chavez intubato

Roma, 24 gen. (TMNews) – Il quotidiano El Pais, considerato il più importante giornale spagnolo, si è dovuto scusare per aver pubblicato oggi una fotografia del presidente venezuelano Hugo Chavez ‘intubato’ su un lettino di ospedale, salvo poi scoprire che si trattava di un clamoroso falso. L’immagine è andata in rete sul sito internet del giornale per circa mezzora e poche copie hanno raggiunto le edicole, dato che il giornale all’ultimo momento è riuscito a bloccarne la distribuzione.
“E’ tanto grottesco quanto falso”, è stata la reazione del ministro dell’Informazione venezuelano Ernesto Villegas sul suo account di Twitter. Secondo il ministro, l’immagine è stata presa da un video su Youtube datato agosto 2008 che nulla ha a che fare col capo dello Stato venezuelano: Chavez è ricoverato a Cuba dove ha subito quattro interventi chirurgici contro il cancro, e non appare in pubblico dal 10 dicembre scorso.
“El Pais si scusa con i suoi lettori per il danno provocato. Il giornale ha aperto un’indagine per determinare le circostanze dell’accaduto e gli errori che potrebbero essere stati commessi nel verificare la fotografia”, ha dichiarato El Pais, secondo cui la foto proveniva dalla Gtres Online agency. Una didascalia accanto alla foto sottolineava che il giornale non era stato in grado di verificare le circostanze, la data e il luogo della foto. Un’attenuante che però, in effetti, può essere interpretata facilmente come un’aggravante.
A godere dell’errore del grande giornale progressista è stato il suo rivale di destra El Mundo, noto peraltro per aver sostenuto per anni la teoria secondo cui gli attentati di Madrid del 2004 ad opera di Al Qaida avrebbero visto una partecipazione almeno indiretta dell’Eta – tesi mai provata e smentita dai tribunali.
Così il direttore de El Mundo Pedro J. Ramirez oggi ha voluto raccontare su Twitter di aver deciso assieme a un gruppo di capiredattori di non pubblicare la stessa foto, sia per i dubbi sull’origine sia per un fatto di “dignità ” della persona.