Editoria

28 gennaio 2013 | 11:51

USA: NEW YORK TIMES IN CRISI, VERSO LICENZIAMENTI

CHIESTE, MA NON RAGGIUNTE, 30 ‘USCITE’ AI VERTICI

(Di Alessandra Baldini) (ANSA) – NEW YORK, 25 GEN – New York Times in crisi: licenziamenti in vista. La scadenza fissata dal direttore Jill Abramson per 30 esodi volontari ai vertici del più influente quotidiano americano è passata ieri pomeriggio senza che venisse raggiunta la soglia auspicata di chi ha deciso di andarsene ‘con le buone’ sotto la quale la ‘Vecchia Signora in Grigio’ dovrà  far ricorso alla forza. Fonti interne al giornale parlano di una ventina di giornalisti in posizioni apicali che verranno mandati obbligatoriamente a casa dopo che una dozzina soltanto di veterani della redazione – tra questi il vice-direttore, John Geddes – avevano alzato la mano accettando il pacchetto di incentivi messo a disposizione dal quotidiano. La Abramson aveva messo lo staff sull’avviso un mese fa: aveva poi “supplicato” per giorni la redazione in cerca di volontari disposti ad andarsene. Alla fine hanno accettato, tra gli altri, i capi delle pagine sportive John Sexton e della cultura Jonathan Landman. Via anche Jim Roberts, caporedattore per le news con il suo seguito di 75 mila su Twitter, la cronista del gossip Joyce Wadler e la responsabile dei progetti speciali Alice DuBois. Alcuni, come la DuBois che passa a BuzzFeed, con un nuovo lavoro già  in tasca. Altri, come Geddes, senza un piano in mano, almeno ufficialmente. La differenza con altre ristrutturazioni del passato (l’ultima per il New York Times risale al 2008 con circa cento esodi tra prepensionamenti e licenziamenti) è che stavolta i 30 giornalisti di cui è stata richiesta l’uscita dovevano essere veterani del giornale. Ma anche il Times, pur passandosela meglio del resto dei giornali negli Usa, non è immune dalla crisi. Ha fotografato la situazione il Public Editor (garante dei lettori) Margaret Sullivan in un post domenica scorsa sul suo blog – “Una pietra miliare raggiunta e montagne davanti” – in cui notava che il 2012 è stato per il New York Times l’anno in cui gli introiti della distribuzione (tra abbonamenti al cartaceo e accesso alla edizione online – hanno per la prima volta superato le rendite della pubblicità . Una buona notizia “che mette il lettore in prima fila”, ma che in realtà  nasconde la caduta libera delle inserzioni: meno undici per cento delle pubblicità  a stampa. “Nulla nel mondo digitale, né pubblicità  né abbonamenti possono avvicinarsi a colmare la differenza”, aveva scritto al Sullivan. Ecco perché per la prima volta dopo aver introdotto un sistema a pagamento per l’accesso online e su tablet, il New York Times sta seriamente considerando un aumento di prezzi. Nulla ancora di definito, ma le indiscrezioni abbondano e sono state confermate da una fonte interna al quotidiano che le ha definito “plausibili” a due anni dall’innalzamento del primo ‘paywall’. (ANSA).