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31 gennaio 2013 | 15:40

TRUFFE: EDITORIA, GDF SEQUESTRA BENI PER 1,6 MLN A BARI

(AGI) – Bari, 31 gen. – Beni per un valore complessivo di 1,6 milioni sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza alla Societa’ Cooperativa Essepi a r.l., editrice della testata “Puglia – Quotidiano di vita regionale”, che ha cessato recentemente la pubblicazione, del Gruppo Multimedia S.r.l., e a 2 soci della Gruppo Multimedia S.r.l., resisi responsabili di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico per l’indebita percezione di contributi pubblici a sostegno dell’editoria erogati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Bari, Giovanni Anglana, su richiesta della locale Procura, giunge al termine di un’indagine avviata nel 2012 dal Nucleo di Polizia Tributaria finalizzata al controllo di soggetti beneficiari di contributi pubblici per l’incentivazione dell’attivita’ imprenditoriale del settore dell’editoria. Attraverso l’esame della documentazione bancaria, contabile ed extracontabile, nell’escussione a sommarie informazioni di numerosi soggetti e nell’esecuzione di controlli incrociati presso le imprese fornitrici della Essepi a r.l., i finanzieri hanno accertato molteplici irregolarita’ e gravi violazioni dei requisiti fissati per la concessione dei contributi all’editoria da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In particolare, gli specialisti del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari hanno accertato che il contributo a fondo perduto concesso alla Essepi per la diffusione della testata giornalistica e’ stato ottenuto attraverso la mendace attestazione dei requisiti soggettivi in capo al percettore del finanziamento. La Cooperativa editrice non era infatti dotata di una struttura idonea all’esercizio dell’attivita’ dichiarata; la falsa rappresentazione dei requisiti attestanti i livelli di tiratura del quotidiano posti dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria quali condizioni indispensabili per l’accesso ai contributi. Il Dipartimento aveva stabilito che i finanziamenti fossero subordinati al raggiungimento di una quota di diffusione del materiale giornalistico almeno pari al 40% delle copie stampate, tiratura questa rivelatasi essere di gran lunga superiore a quella in realta’ raggiunta. Accertata anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti attestanti la vendita dei giornali ad imprese compiacenti, allo scopo di documentare (fittiziamente) un volume di vendite, e, quindi, una tiratura, maggiore rispetto a quella reale. In relazione a tale ultimo aspetto venivano infatti deferiti all’Autorita’ Giudiziaria a titolo di concorso nel reato di truffa aggravata ai danni dello Stato altre 7 persone, in qualita’ di rappresentati legali di altrettante imprese, destinatari delle fatture fittizie emesse dalla Essepi.