Protagonisti del mese, Scelte del mese

06 marzo 2013 | 10:06

Prima di lasciare Passera e Ornaghi hanno fatto un bel regalo al cinema

Si chiama ‘bozza di decreto’ per le quote di investimento e di programmazione che le emittenti televisive pubbliche e private, free e pay, sono tenute a riservare alle opere cinematografiche di espressione originale italiana. Porta la firma dei ministri Corrado Passera e Lorenzo Ornaghi che un attimo prima di lasciare i rispettivi dicasteri, Sviluppo economico il primo e Beni e attività  culturali il secondo, hanno fatto un bel regalo al cinema tricolore, ancorando il rapporto con le televisioni a valori oggettivi e verificabili su cui vigilerà  Agcom. Misure che, già  trasmesse alle commissioni competenti di Camera e Senato, saranno tradotte in un testo legislativo che entrerà  in vigore nei prossimi mesi.
Per la verità , i due ministri tecnici hanno attuato quanto previsto all’articolo 16 del cosiddetto decreto Romani del 2010 e disatteso dal precedente governo Berlusconi, nell’intento, sottolinea il comunicato del MiBac, di “rendere più stabili e definiti gli investimenti nella nostra industria cinematografica, nel rispetto delle quote di risorse già  disposte a favore delle opere europee e quindi senza introdurre oneri aggiuntivi per le emittenti”.
Sarà , ma il nuovo regolamento frutto di una nervosa mediazione tra le richieste dei cinematografari e la riluttanza delle televisioni, è una grande vittoria del cinema che lo sognava da anni. Anica e 100autori hanno fatto una lobby fortissima sul governo tecnico e l’unione fa la forza.
È vero, in termini quantitativi tutto resta come prima, ma gli obblighi che diventano più stringenti non piacciono alle televisioni. Dovranno cambiare il modo di investire, diventeranno più difficili comportamenti elusivi come comprare film americani spacciati per film inglesi perché coprodotti e girati in Gran Bretagna. “Non è nostro interesse penalizzare le televisioni che vogliamo vivano bene e prosperino”, replica Riccardo Tozzi, presidente di Anica. “Abbiamo suggerito criteri coerenti e ragionevoli. Le televisioni finanziano da anni il cinema italiano, ma abbiamo voluto una legge anticiclica per garantirci che continuino a investire e non imbocchino la via facile di tagliare i costi del prodotto con la crisi”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 436 – Febbraio 2013