Editoria

06 marzo 2013 | 10:32

RCS:VENERDI’ CDA NON DECISIVO,PRIMO VAGLIO SU PERIODICI

PER LE 10 TESTATE CORSA A TRE, SLITTA CONSIGLIO SU AUMENTO

(ANSA) – MILANO, 5 MAR – All’asta per i dieci periodici di Rcs in vendita hanno risposto al momento almeno in due, il gruppo Seregni Fingraf di Andrea Mastagni e un altro soggetto, che potrebbe essere anche finanziario. Un terzo candidato potrebbe aggiungersi a breve ed è la News 3.0, l’editrice di Lettera43, il giornale online diretto da Paolo Madron: venerdì ha avuto accesso alla data room e nelle prossime ore valuterà  se presentare un’offerta vincolante. Un primo vaglio sulle offerte dovrebbe esserci venerdì 8, quando verrà  convocato un Cda Rcs per un aggiornamento sul debito e gli altri fronti sui quali è al lavoro il gruppo. Con l’appuntamento non sono però attese decisioni e tutto sembra rinviato almeno alla settimana successiva. E’ del resto destinato a slittare oltre il termine dell’11 marzo indicato inizialmente nel calendario societario, anche il Cda su conti del 2012 chiamato a decidere anche la parte finanziaria e patrimoniale del piano già  approvato a dicembre, convocando quindi l’assemblea dei soci sull’aumento di capitale. L’appuntamento potrebbe essere il 23 marzo, ma è tutt’altro che convocato o fissato definitivamente. Rcs punta a chiudere il consiglio sui conti e il fabbisogno finanziario del piano con già  fatta la rinegoziazione del debito bancario. L’accordo con gli istituti – Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi e Bnl – è quasi completo e un vertice domani tra le banche potrebbe portare a una svolta. Rcs andrebbe in pratica a rinegoziare linee per circa 800 milioni a dopo il 2015, sui 700 milioni in scadenza quest’anno, impegnandosi a utilizzare subito per il rimborso del debito eventuali proventi da dismissioni. Se arriverà  il disco verde si dovranno riunire anche i singoli comitati delle banche e quindi Rcs potrebbe portare l’accordo al board. Unicredit dovrebbe riunire un comitato il 12, Intesa è parte correlata e ha un consiglio di gestione il 13, Ubi ha il consiglio il 12 ma non è chiaro se il tema Rcs vada a un comitato crediti in altra data. Quanto all’aumento, per il quale è pronto il consorzio di garanzia formato da Intesa, Mediobanca, Unicredit e Ubi, sembra ormai consolidato l’orientamento su un’operazione attorno ai 400 milioni, senza escludere una seconda operazione magari di importo minore, dopo la scadenza del patto in autunno. Intanto il Cdr dei Periodici Rcs ha intimato alla società  di sedersi al tavolo della trattativa prima di valutare qualsiasi cessione ricordando che violerebbe gli accordi firmati a gennaio 2012 sullo stato di crisi, validi fino al febbraio 2014. In quelle intese Rcs si impegnava a “sviluppare un piano di riorganizzazione alternativo alle dismissioni” rinunciando comunque ad “azioni unilaterali”. Una vendita di una testata o una sua chiusura sarebbe quindi antisindacale, nota il Cdr, perché in violazione delle intese e si potrebbe sostiene poi, potrebbe essere impugnata dai giornalisti per averne una dichiarazione di nullità . Tornando alle offerte sui periodici Rcs, Mastagni porta in dote sostanzialmente competenze di ristrutturatore (con qualche incidente, come il coinvolgimento giudiziario nel crac Masarotti, ma anche un’esperienza già  consolidata nel mondo dell’editoria). La News 3.0 di Madron, se poi effettivamente presenterà  un’offerta, proporrebbe evidentemente una metamorfosi dal cartaceo al digitale. Qualcuno si attende che il vero fuoriclasse della partita potrebbe essere una cordata finanziaria, maggiormente in grado di garantire i livelli occupazionali come chiesto da Rcs, visto che un editore sarebbe più portato a cercare sinergie con esuberi. Si vedrà . Quel che é certo, invece, è che Matteo Arpe non è in pista con un’offerta, come invece ipotizzato da qualcuno, ma è advisor di News 3.0 tramite Banca Profilo. Arpe è poi il primo dei soci finanziari della stessa News 3.0, ma la governance dell’azienda – per metà  in mano ai soci fondatori (tra cui figura Madron) e per metà  in mano ai soci finanziari – garantisce la maggioranza del Cda ai soci fondatori.