Editoria

11 marzo 2013 | 17:32

EDITORIA:BUTTURINI (ASR),DIRETTORI SILENTI SU SVILUPPO E QUALITA’

“Domanda delle cento pistole: i direttori che cosa pensano della crisi dell’editoria? Se c’e’ un’area della professione da troppo tempo silente sui temi dello sviluppo e della qualita’ dell’informazione, con le dovute eccezioni, questa e’ quella dei responsabili delle testate di carta stampata, radiotelevisive e web. Li si e’ visti sollevare il capo sulla questione della diffamazione (che li riguardava molto da vicino), poi il silenzio”. E’ quanto sostenuto da Paolo Butturini, segretario dell’Associazione stampa romana, in un intervento che traccia un quadro della situazione del settore e dei protagonisti dell’editoria. Butturini parla di “quelle decine di colleghi” che quotidianamente organizzano il lavoro di migliaia di giornalisti, danno le direttive, scelgono cio’ che va in onda, in rete o in pagina, e che “sembrano disinteressati al futuro della liberta’ di informazione in questo Paese. Alcuni, in questi anni, sono stati il ‘braccio armato’ dell’editore nelle pesanti ristrutturazioni che sono costate centinaia di posti, molti si sono voltati dall’altra parte, pochi hanno provato, piu’ o meno debolmente, a opporsi a logiche puramente contabili che hanno finito per danneggiare anche il loro lavoro”. Il segtretasrio dell’Assostampa romana sottolinea che “nel sindacato, a ogni rinnovo di contratto, si apre uno stanco dibattito su come debbano essere considerati: sono ancora i ‘primus inter pares’ delle redazioni? Sono ormai dirigenti organici al management aziendale e quindi impossibilitati a svolgere un ruolo di mediazione cosi’ delicato? Ma il vero interrogativo e’ un altro: quanto sono autonomi nelle loro scelte di linea editoriale? Quanto sono in sintonia col Paese che raccontano attraverso le testate che dirigono?”.Butturini dice quindi che “mentre gli editori davano sempre piu’ spazio agli interessi spuri, sacrificando sull’altare della convenienza politica e dell’interesse finanziario il rapporto con i cittadini, i direttori si dilettavano a dare vita a quel circolo esclusivo che somiglia tanto a quello dei manager delle aziende di questo Paese: se tu mi cacci di qui lui mi riprende di la’ e cosi’ via, il ballo mascherato della celebrita’. Ma la musica sta finendo e l’orchestra e’ esausta, sarebbe il caso di cambiare spartito, prima che qualcuno sostituisca gli orchestrali. Sono convinto che questi colleghi, mi ostino a considerarli tali, debbano assumersi la responsabilita’ di pronunciarsi sul futuro della professione, sul ruolo che vogliono svolgere, in fin dei conti sulla loro identita’ e collocazione”. Per il segretario dell’Asr “c’e’ ancora spazio per una ‘alleanza dei produttori di informazione’ che abbiano come obiettivo la rinascita di un giornalismo indipendente e di qualita’ (valorizzando esperienze e soggetti che gia’ sono su questa strada). Si facciano forti, i direttori, delle loro redazioni, come buoni capitani radunino l’equipaggio e si mettano sulla rotta della liberta’; se questo significhera’ entrare in collisione con interessi diversi da quelli dei cittadini avranno la possibilita’ di appellarsi all’articolo 21 della Costituzione e daranno un contributo alla rigenerazione non soltanto della categoria, ma di un intero sistema. Viceversa, dovessero chiamarsi fuori, o peggio ancora assecondare una deriva di conservazione tanto miope quanto dannosa, allora questo vorra’ dire che e’ arrivato il momento di mettere mano all’articolo 6 del contratto di lavoro. Il sindacato dovra’ trarre le conseguenze e togliere loro quel potere da sovrani” che senza il “dialogo con i cittadini e i propri giornalisti” si riduce – per Butturini – a “un dispotico esercizio di primazia, per di piu’ anacronistico nell’epoca del consenso orizzontale e del protagonismo civico”.