Chi non innova è perduto

“La battaglia con Google è già  persa, però investendo in tecnologia gli editori si possono giocare le loro carte su smartphone e tablet”, dice Massimiliano Magrini, fondatore di United Ventures ed ex capo di Google Italia.

Invece di fare la guerra a Google, gli editori dovrebbero investire nelle nuove tecnologie, dice Massimiliano Magrini, ex capo italiano di Google che adesso opera come venture capital. Con Paolo Gesess ha fondato United Ventures, mettendo a disposizione 50 milioni di euro per finanziare startup digitali capaci di competere sul mercato internazionale, come Paperlit e AppsBuilder. “La battaglia sul web con Google l’hanno già  persa. Gli editori dovrebbero piuttosto focalizzarsi sulle potenzialità  offerte dagli smartphone e dovrebbero anche sfruttare meglio le opportunità  generate dal gran traffico gratuito che arriva da Google News”. Come? “Producendo pagine ben fatte e con un sistema di correlazione che propone all’utente altre pagine affini. E poi invitarlo a leggere questi contenuti sulla propria app per smartphone e tablet in modo che la prossima volta ci arrivi direttamente. In questo modo si acquisiscono clienti fedeli, senza pagare il 30% a intermediari come Apple”.
Secondo Magrini acquisire startup per integrarle nell’offerta di prodotto è un passo decisivo per gli editori. “I maggiori editori tedeschi hanno al loro interno strutture di venture capital e ci mettono soldi veri; in Italia invece le startup vengono utilizzate solo per farsi pubbliche relazioni, ci investono due soldi per darsi una riverniciata come innovatori”.   L’atteggiamento poco innovativo degli editori, secondo Magrini non è però senza conseguenze: “Costi di vendita del prodotto sempre più bassi devono essere compensati con un’audience più ampia. Come ci si riesce? Andando dovunque sia il consumatore. Se la gente leggerà  il giornale sulla smart tv, l’editore deve esser pronto ad andare sulla smart tv. Possedere il know how della distribuzione è fondamentale; se non ce l’hai non puoi costruirci sopra un modello di business digitale”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 437 – Marzo 2013

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