Protagonisti del mese, Scelte del mese

25 marzo 2013 | 10:11

Il contratto serve

“Nonostante tutto ritengo che il contratto si possa fare”. In un’intervista il segretario della Fnsi Franco Siddi si dice convinto della necessità  di aprire le trattative per il contratto nazionale dei giornalisti.
“Il contratto lo si deve rinnovare”, dice Siddi. “E non solo per lanciare un segnale generico di ottimismo, ma perché sono convinto che il contratto collettivo di lavoro, come dichiarai cinque anni fa al momento dell’ultimo rinnovo, sia l’unico elemento che regga ancora per regolare il sistema. Il contratto può consentire il mantenimento di equilibri e di punti di riferimento rispetto alla qualità , al valore e al ruolo dell’informazione, oltre che alla deontologia della professione giornalistica e alle regole della concorrenza di mercato”.
Il leader del sindacato dei giornalisti afferma: “Sarebbe bene che gli editori collaborassero a riformare il contratto e non si chiudessero soltanto a riccio ritenendo che dalla crisi si possa uscire esclusivamente tagliando i costi e i posti di lavoro”.
“Certo”, aggiunge Siddi, “anche noi dovremo rivedere alcune situazioni e probabilmente fare dei sacrifici. Il quadro economico non può non influire su come ci muoviamo. Il contratto lo vogliamo fare per concorrere a salvare e a sviluppare il sistema e l’industria dell’editoria”.
Infine, Siddi sottolinea la necessità  di un intervento dello Stato per aiutare il sistema editoriale a uscire dalla situazione difficile in cui si trova: “Chi si candida a governare il Paese non può ricorrere solo a slogan che puntano alla pancia dei cittadini”, afferma il segretario della Fnsi. “Credo che chi assume responsabilità , avendone avuto l’incarico dagli elettori, deve misurarsi con la realtà . Lo ha fatto il sindaco di Parma: quando ha visto che le casse erano vuote, ha dovuto anche lui ricorrere alla leva impositiva e ha dovuto avviare l’inceneritore, sia pure con un progetto aggiornato. Anche Grillo, pur avendo rivolto ogni tipo di insulto nei confronti dei giornalisti e dei media, non può non tener conto che si sta parlando di un settore industriale che ha una base occupazionale di giornalisti, poligrafici, amministrativi con un indotto che dà  lavoro a decine di migliaia di persone. E’ un settore che va dichiarato in stato di crisi e ammesso a protezione sociale e azione di sviluppo. E’ un interesse nazionale”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 437 – Marzo 2013