WIKILEAKS:SEAL DEL TEAM 6 POTRA’ TESTIMONIARE CONTRO MANNING

RIGUARDO AI COMPUTER TROVATI NEL RIFUGIO DI BIN LADEN

(ANSA) – NEW YORK, 10 APR – Uno dei Navy SEAL che parteciparono al raid nella cittadina pachistana di Abbottabad in cui fu ucciso Osama bin Laden potrà  essere chiamato a testimoniare nel processo a Bradley Manning, il soldato dell’ intelligence accusato di essere stato la ‘talpa’ di Wikileaks. Nel corso di una udienza preliminare della Corte Marziale nella base militare di Fort Meade, il colonnello e giudice Denise Lind ha stabilito che la pubblica accusa dovrà  provare “al di la di ogni ragionevole dubbio” che delle informazioni sensibili siano state effettivamente e volontariamente trasmesse “al nemico” da Manning passando documenti segreti a Wikileaks. Allo stesso tempo, il colonnello Lind ha accolto la richiesta dell’accusa di chiamare sul banco dei testimoni un membro del Team 6 dei SEAL, che la notte del primo maggio 2011 entrò nel rifugio di Bin Laden in Pakistan. Mantenendo segreta la sua identità  sotto lo pseudonimo John Doe, il militare dovrà  di fatto aiutare a confermare che in uno dei computer prelevati nella villetta di Abbottabad sono stati effettivamente trovati dei documenti passati a Wikileaks da Manning. Gli avvocati della difesa hanno tentato di opporsi, affermando che la prova che siano stati ricevuti non è rilevante per stabilire se Manning abbia effettivamente aiutato il nemico, un’accusa per cui il soldato rischia il carcere a vita. Opposizione respinta dal giudice. Il processo entrerà  nel vivo dall’inizio di giugno, ma già  durante una precedente udienza, il soldato Manning ha offerto al giudice della Corte Marziale una dichiarazione di colpevolezza per dieci capi di accusa minori sui 22 spiccati nei suoi confronti. Leggendo da una ‘memoria’ di 35 pagine, Manning ha dichiarato di aver agito di sua spontanea volontà , “non su pressioni di Wikileaks” quando ha passato al sito di Julian Assange centinaia di migliaia di documenti top secret del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Il soldato ha detto di averlo fatto “perché il pubblico doveva sapere”. (ANSA).

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