Fate largo!

Siamo il terzo gruppo televisivo italiano e rivendichiamo il nostro posto anche nel mercato pubblicitario, dice Andrea Castellari, direttore generale di Discovery Italia e presidente della concessionaria Discovery Media.

“L’Italia è diventato il terzo mercato internazionale del gruppo Discovery e pensiamo di poter migliorare ancora perché se è vero che siamo il terzo editore televisivo italiano non siamo ancora la terza struttura di vendita”, dice Andrea Castellari, direttore generale Discovery Italia e presidente Discovery Media.
“Basta vedere come sono ripartite le quote di mercato per capire se ci sono margini di crescita e per chi”, dice Castellari nell’intervista a Prima: “facendo un calcolo approssimativo, Mediaset con il 33% di share porta a casa una fetta di oltre due miliardi di euro di raccolta pubblicitaria da una torta che complessivamente vale meno di quattro miliardi di euro. Questo significa che se c’è qualcuno che porta a casa più di quello che fa come audience, evidentemente qualcun altro sta facendo meno di quel che potrebbe”.
Come pensa di riuscirci? “Ridisegnando organizzazione e modalità  di lavoro. Una volta in pubblicità  vigeva la regola attribuita a Ford secondo cui la metà  del denaro che un cliente spende in pubblicità  è buttata ma non si sa quale metà  sia”, spiega Castellari, “oggi invece con l’aumentare dei mezzi digitali il rischio è che ne vengano buttati i tre quarti poiché diminuisce la capacità  dell’investitore di comprenderli tutti e noi dobbiamo avere professionisti che sappiano aiutarli a orientarsi”.
Il capo di Discovery Media spiega come sta organizzando la concessionaria: “Per vendere   serve un approccio moderno, sofisticato e flessibile. Per avere una squadra con queste caratteristiche abbiamo dato vita a una academy interna che prepara professionisti che uniscono la cultura commerciale e quella editoriale. Oggi infatti non è più sostenibile la separazione tra chi mette in atto politiche editoriali e chi le vende”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 438 – Aprile 2013

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