‘Mi creda, non è roba da poco’ – Intervista a Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale (Prima n. 432, ottobre 2012)

Dice Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, davanti al lavoro fatto dal governo Monti per mettere a punto il quadro istituzionale e normativo per recuperare il ritardo italiano rispetto agli obiettivi dell’agenda digitale europea. E ci spiega quale sarà  il ruolo dell’Agenzia digitale e cosa di rivoluzionario
potrà  avvenire: se la pubblica amministrazione adottasse in modo massivo le tecnologie Internet più efficienti, avremmo una riduzione della spesa pubblica strutturale di oltre 13 miliardi
Poco meno di un anno fa ne aveva anticipato i temi su Prima comunicazione (gennaio 2012). E allora Stefano Parisi, presidente di Confindustria digitale, era stato molto netto, spiegandoci cosa fosse necessario perché il nostro Paese entrasse a pieno titolo nell’era digitale. Proprio in quei giorni si era recato a Palazzo Chigi e aveva messo sul tavolo del governo un dossier circostanziato sulle misure da prendere senza perdere tempo. “L’obiettivo”, ricorda oggi Parisi, “era quello di sensibilizzare il governo con proposte operative sullo stimolo che l’economia digitale può portare allo sviluppo del Paese”. Il 4 ottobre con grande soddisfazione il presidente del Consiglio, Mario Monti, affiancato dal ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, Corrado Passera, ha annunciato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi il varo del secondo decreto sviluppo ‘Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenda digitale e startup’. Che cosa pensa Stefano Parisi di questo impegno del governo? Che cosa pensa del decreto legge? Ritiene di aver ottenuto il risultato che si prefiggeva?
Stefano Parisi – Tra giugno e settembre il governo ha messo a punto il quadro istituzionale e normativo per recuperare il forte ritardo italiano rispetto agli obiettivi dell’agenda digitale europea. E, mi creda, non è roba da poco. Poi è successo anche qualcosa di più rilevante.
Prima – Che sarebbe?
S. Parisi – A giugno è stata istituita l’Agenzia per l’Italia digitale, che dovrà  avere compiti operativi di stimolo all’introduzione delle tecnologie Internet sia all’interno delle amministrazioni pubbliche sia nel Paese e sono stati rafforzati i poteri e le funzioni di Consip, la società  del ministero dell’Economia per gli acquisti nelle Pa.
 Prima – Crede che tutto ciò porterà  a risultati tangibili?
S. Parisi – Quando fra pochi giorni sarà  completata la struttura operativa dell’Agenzia, avremo un quadro di riferimento più chiaro: da un lato l’Agenzia dovrà  disegnare e progettare l’architettura e i sistemi per la diffusione delle tecnologie Ip nelle amministrazioni pubbliche; dall’altro ci sarà  un soggetto terzo, indipendente, che procederà  alle gare e a definire i contratti che poi potranno essere utilizzati da tutte le amministrazioni. Che poi, a guardar bene, è né più né meno di quanto succede nelle imprese che prevedono un responsabile delle tecnologie (cto, chief technology officer) e un responsabile degli acquisti. Sono persuaso che si tratti di un primo passo importante per mettere ordine e trasparenza in questo mondo di domanda pubblica non sempre qualificata.
Prima – Il decreto legge per lo sviluppo dell’agenda digitale italiana è quello che lei e Confindustria auspicavate?
S. Parisi – Quelle del decreto legge del 4 ottobre sono norme complesse che, se implementate veramente e in tempi rapidi, possono portare a un profondo cambiamento nel modo di essere degli uffici e dei servizi pubblici.
Prima – Per esempio?
S. Parisi – Beh, pensi all’identità  digitale del cittadino, alla scuola con il fascicolo dello studente e alla sanità  con il fascicolo del paziente e pensi a una grande rivoluzione nel sistema giustizia. Credo si possa dire che siamo alla vigilia, se le amministrazioni non faranno resistenza come spesso succede, di un cambiamento profondo.
 Prima – Il punto dolente è proprio questo: Mario Monti ha pubblicamente lamentato l’incapacità  di rendere operative le riforme per una sorta di inerzia conservatrice che blocca il sistema italiano. Ma, a parte le storiche e prevedibili resistenze, lei ritiene che il progetto governativo vada davvero nella direzione giusta?
S. Parisi – Diciamo che non si tratta solo di fornire servizi con modalità  innovative ai cittadini e alle imprese. Dietro a queste nuove forme di gestione dei servizi pubblici, questa volta sarà  necessario un cambiamento profondo nella struttura organizzativa delle amministrazioni. Si tratta di disegnare una prima infrastruttura di informazioni sulla quale potranno essere costruiti tutti i servizi possibili.
 Prima – Se non ricordo male, un anno fa lei sosteneva che il digitale può costituire un enorme vantaggio economico per l’Italia. Ne è ancora convinto? Qui la crisi continua a mordere e a far danni.
S. Parisi – Se i provvedimenti adottati dal governo portassero in tre anni l’economia digitale al livello degli altri Paesi, avremmo una crescita del 2% del Pil (pari a 23 miliardi di euro) e, verosimilmente, 300mila occupati in più nel settore. Ma quello che più conta, badi bene, sono gli effetti indiretti sulla nostra economia e sulla spesa pubblica, le malattie croniche del nostro Paese potrebbero essere curate: produttività , flessibilità  dei mercati, concorrenza, trasparenza, efficienza della Pa e dei servizi pubblici. Si pensi che se le amministrazioni pubbliche adottassero in modo massivo le tecnologie Internet impiegando tutte le soluzioni più efficienti, avremmo una riduzione della spesa pubblica strutturale di oltre 13 miliardi. Se ogni famiglia italiana usasse Internet per tutte le sue attività  (scuola, spesa, banking, viaggi, tempo libero, rapporti con la Pa e con gli erogatori di servizi), si avrebbe un risparmio di spesa per famiglia di 2mila euro l’anno. Si sa, su Internet tutto costa meno, c’è più concorrenza e minori costi per le imprese.
Prima – Ma gli italiani sono ancora molto indietro nell’utilizzo di Internet.
S. Parisi – Ragione di più per avviare seriamente l’agenda digitale. Quei provvedimenti serviranno anche da stimolo a diffondere la connessione e a portare su Internet molte attività  familiari, individuali e delle imprese. La pubblica amministrazione digitale sarà  il volano per l’economia digitale in Italia. Cresceranno così le opportunità  di servizio e commerciali anche per il settore privato, per i servizi, i beni di consumo, i prodotti culturali, il cinema, i libri, e nuovi contenuti web.
Prima – Quali sono le criticità  dell’iniziativa di governo?
S. Parisi – Il fatto è che la legge è molto complessa e la sua attuazione richiede una fortissima determinazione politica a tutti i livelli istituzionali. In Italia siamo alla vigilia di un cambiamento di governo e di maggioranze politiche e il timore è che tutto questo lavoro si perda per strada.
Prima – Il mondo dell’editoria è in gran subbuglio. Si organizzano convegni, si aprono tavole di discussione, si cerca di prevedere un futuro per i media. Ma i media –   stampa, Internet e tivù – potranno trarre qualche giovamento reale se l’agenda digitale entrasse in vigore interamente, correttamente e rapidamente? E se sì, per quali motivi? Come si può avvantaggiare il sistema dei mass media nel nostro Paese dove è ancora e spesso difficile ottenere le connessioni Internet (a meno che non si abiti in un grande centro urbano) e, una volta ottenute, sono subito obsolete per via della difficile diffusione della banda larga?
S. Parisi – Innanzitutto non è vero che le connessioni Internet in Italia siano così indietro. L’85% delle case degli italiani sono passate alla rete a banda larga e più di due milioni sono passate in fibra. Siamo in linea con gli altri Paesi europei e le aziende italiane hanno in programma molti investimenti sia per eliminare il digital divide sia per sviluppare le reti di nuova generazione fisse e mobili. Certo, la diffusione di Internet sta generando molti problemi al mondo degli editori, ma io continuo a pensare e ripetere che possa portare anche straordinarie opportunità . Vede, tutto cambia a una velocità  impressionante. A fianco alla carta stampata per libri e giornali, ai cinema e alla televisione broadcasting, vi è un’offerta digitale di contenuti che può aprire nuovi mercati e raggiungere persone che oggi sono fuori dal consumo di libri, giornali e film. Si tratta da un lato di reinventare il prodotto e le modalità  per venderlo, e dall’altro di combattere accanitamente contro l’uso illegale di questi contenuti culturali. Credo che la cosiddetta ‘industria della cultura’ oggi sia pronta a esplorare queste nuove opportunità .
 Prima – Ritiene che l’agenda digitale del governo possa essere d’aiuto per aziende come Chili Tv in cui lei è impegnato come imprenditore? E se sì, in che modo?
S. Parisi – Certo che sì. L’aumento dell’offerta di servizi sul web comporterà  una crescita del numero delle famiglie connesse a Internet e renderà  più familiare per tutti l’uso del web. Tutte le nuove aziende che offrono servizi digitali non possono non trarre un vantaggio dall’estensione del mercato potenziale. Chili è la piattaforma italiana che offre lo streaming legale di film. Tutto ciò che va nella direzione di rendere più sicuro e diffuso il mercato digitale offre una grande opportunità  per tutti: i produttori, gli autori e i distributori di film.
Intervista di Daniele Scalise

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