Una miniera di cultura – Intervista a Piergaetano Marchetti, presidente del Gruppo Rcs (Prima n. 432, ottobre 2012)

La Fondazione Corriere della Sera, partendo dalle migliaia di documenti e illustrazioni degli archivi del quotidiano e delle altre testate del Gruppo Rcs, ha avviato un’intensa attività  di incontri e mostre che, come racconta il suo presidente, Piergaetano Marchetti, l’ha trasformata in uno dei punti di riferimento culturali dei milanesi
Nel centro di Milano, l’isolato tra le vie Solferino, Balzan, San Marco, Moscova, insomma l’area occupata dalla sede dei quotidiani di Rcs MediaGroup, è diventato ormai una tappa abituale di quanti – e sono davvero tanti – vanno alla ricerca nel capoluogo lombardo di appuntamenti culturali. Infatti, le due sale del complesso ristrutturato da Vittorio Gregotti, la Buzzati e la Montanelli, offrono più volte la settimana dibattiti, conferenze, presentazioni organizzate dalla Fondazione Corriere della Sera. Stando alle cifre: nei primi dieci mesi del 2012 si contano 84 iniziative, con 180 relatori, a cui hanno partecipato fisicamente 18mila 300 persone, che salgono a 112mila se si contano quelle che le hanno seguite on line.
Un’attività  intensa, che comprende mostre nella sua programmazione spesso affianca la linea del Corriere della Sera, diventata strategica per il radicamento della testata nel suo bacino tradizionale, rafforzandone il ruolo di riferimento culturale della classe dirigente milanese. “È dal 2005-2006 che abbiamo iniziato un’attività  di alta divulgazione creando un luogo di dibattito su problematiche centrali nel nostro tempo”, afferma Piergaetano Marchetti, presidente della Fondazione e consigliere di amministrazione di Rcs MediaGroup, che ha presieduto fino alla scorsa primavera. “Si tratta dei principali temi di oggi – l’Europa, la crisi economica e il modello economico di sviluppo, l’innovazione, la giustizia, il lavoro e le donne – e in generale di argomenti sulla storia del Paese. Abbiamo anche ricordato i 150 anni d’Italia, compresi alcuni aspetti bui a cui abbiamo dedicato un ciclo: la fine del XIX secolo con Bava Beccaris, l’avvento del fascismo, Piazza Fontana”.
Prima – Ultimamente insistete sul pensiero liberale, filone culturale di riferimento di molti degli editorialisti del Corriere.
Piergaetano Marchetti – L’occasione ci è stata data dalla pubblicazione di un’opera poderosa: i carteggi tra Luigi Einaudi e Luigi Albertini e una vasta scelta degli articoli sul Corriere firmati dall’economista e presidente della Repubblica. In precedenza abbiamo anche organizzato un ciclo sulla Prima Repubblica, seguito da un altro sui cattolici e la politica.
Prima – Un trend su cui il direttore Ferruccio de Bortoli si è sempre mostrato molto sensibile.
P. Marchetti – Ovviamente abbiamo un rapporto stretto con il direttore de Bortoli, ma non certo per organizzare campagne sistematiche. Anche i giornalisti del Corriere collaborano con noi, spesso come moderatori, compreso lo stesso de Bortoli. Ma non vogliamo rinchiuderci all’interno del gruppo Rcs: abbiamo presentato libri di chi collabora ad altre testate e spesso ospitiamo giornalisti di altre testate, come negli incontri della Milanesiana. Il pluralismo denota forza, un atteggiamento di chiusura debolezza.
Prima – Avete avviato un dibattito anche sul futuro del giornalismo.
P. Marchetti – È uno dei filoni che seguiamo: storia del giornalismo, giornalismo di guerra, giornalismo digitale e così via… Pensi alla nostra programmazione come a delle rubriche, comprese sotto la testata ‘La libertà  delle idee’. In ‘Alfabeto digitale’ discutiamo le ricadute delle nuove tecnologie digitali sulla professione giornalistica, ma non solo. ‘Geografie contemporanee’ dà  l’opportunità  di conoscere realtà  poco note, ma anche dibattere della stretta attualità . Fra ottobre e novembre abbiamo in programma un ciclo sugli Usa e le elezioni del nuovo presidente. Lo faremo in collaborazione con l’Ispi. ‘Ex Libris’, invece, comprende la presentazione e i dibattiti intorno a libri non esclusivamente dei marchi della Rizzoli. Con ‘Grandi firme del Corriere’ rinnoviamo la memoria del giornale e di personaggi che hanno reso autorevole la testata. E ci sono ‘I martedì del Corriere’ che comprendono i cicli di incontri, come quelli sul pensiero liberale. Infine, non bisogna dimenticare la nostra attività  editoriale. Oltre ai quattro volumi e otto tomi previsti per la ‘Storia del Corriere della Sera’ curata da Ernesto Galli della Loggia, abbiamo tre collane: ‘Il Corriere racconta’, ‘Le carte del Corriere’ e ‘Terzapagina’. Non solo carteggi e documenti: a dicembre pubblicheremo anche i romanzi e i racconti scritti nel triennio 1941-’43 da Giorgio Scerbanenco per il Corriere. Infine, ci sono le mostre. Ne abbiamo curate una sessantina, tra cui quelle sulla Domenica del Corriere a Palazzo Reale o Il Corriere dei Piccoli alla Rotonda della Besana.
Prima – L’attività  della Fondazione ha rafforzato la collaborazione tra Corriere e le università  milanesi, Bocconi in testa.
P. Marchetti – Con la Bocconi abbiamo una lunga collaborazione. Insieme abbiamo organizzato per tre anni le giornate di ‘Economia e società  aperta’. Recentemente abbiamo svolto l’incontro sul futuro delle imprese nazionali, al quale hanno partecipato anche il ministro Corrado Passera, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, Gianfelice Rocca, Diego Della Valle. Prossimamente tratteremo anche l’innovazione e la proprietà  intellettuale. In ogni caso, noi cerchiamo di essere punto di riferimento di tutte le istituzioni culturali e le università  milanesi, come il Politecnico e la Statale e le nostre iniziative vengono ospitate in numerose sedi cittadine. Certamente stiamo contribuendo a dare una risposta alla grande attenzione dei milanesi agli argomenti culturali. Le prenotazioni per partecipare alle nostre iniziative si esauriscono rapidamente e offriamo a chi non è potuto intervenire di seguire gli incontri sul Corriere.it in streaming.
Prima – Lei è in pratica il responsabile culturale della Rcs, un ruolo che sembra appassionarla molto.
P. Marchetti – La mia attività  preferita è sempre stata quella del docente e la riprendo, in un certo senso, con l’organizzazione di questi eventi culturali. Credo che una certa utilità  per il gruppo ci sia. La nostra attività  ricorda l’autorevolezza delle testate. E la ricchezza dei materiali in nostro possesso mette in luce tante potenzialità . Naturalmente, dobbiamo fare i conti con una situazione economica difficile; non possiamo pretendere molte risorse dal gruppo. C’è il contributo della Fondazione Cariplo e alcune sponsorizzazioni, ma di dimensioni abbastanza modeste. Lavoriamo molto in economia. Il prestigio ci aiuta enormemente.
Prima – I programmi per il futuro?
P. Marchetti – Con le fondazioni Feltrinelli e Mondadori e la Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri, a stretto contatto con il Comune di Milano, parteciperemo a Book City Milano, in cui, sul modello del fuori salone, sono programmati a metà  novembre un centinaio d’eventi intorno ai libri. Il centro sarà  il Castello Sforzesco, ma sono previste iniziative in altri luoghi di Milano. Se tutto andrà  bene si darà  continuità  all’appuntamento anche nei prossimi anni. Inoltre, dal 12 novembre in collaborazione con Expo 2015 partirà  il nuovo ciclo del progetto Convivio. Si terrà  al Teatro Grassi e affronterà  i temi del cibo e del sapere, contribuendo a scaldare l’atmosfera in vista dell’esposizione universale che si terrà  a Milano fra due anni e mezzo. Poi, abbiamo tanti progetti sulla globalità  e la globalizzazione e altri per la diffusione dei concetti base dell’economia.
Prima – Tutte iniziative milanesi?
P. Marchetti – La maggior parte sì. Se avessimo possibilità  e mezzi usciremmo volentieri. C’è una notevole richiesta. Comunque, non siamo proprio assenti da altre città . Abbiamo organizzato iniziative a Bologna, dove collaboriamo con la Fondazione Golinelli e a Firenze. A Roma e Napoli abbiamo presentato la storia del Corriere. Saremo a Torino per il volume di Einaudi. E sono in programma una serie di incontri a Genova con la fondazione Garrone. Siamo stati anche all’estero, a Madrid e a New York. Inoltre per due anni abbiamo prodotto uno spettacolo in occasione del Festival dei due mondi di Spoleto: l’anno scorso su Oriana Fallaci, quest’anno su Indro Montanelli. Per la prossima edizione ci stiamo pensando. La richiesta ci sarebbe.
Intervista di Carlo Riva

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