HARPER REED,UN PO’ HACKER, UN PO’ NERD HO GUIDATO OBAMA

GURU INFORMATICO DEL PRESIDENTE USA STAR AL FESTIVAL DI PERUGIA

(dell’inviato Michele Cassano) (ANSA) – PERUGIA, 27 APR – “Quando mi hanno proposto di gestire la campagna di Obama ero a casa dei miei genitori in Colorado. Ho pensato: oh, oh, questa è una cosa seria. Ero perplesso. Mio padre mi ha spronato: è la storia che ti chiama. La fai facile – gli ho risposto -, mica la storia mette pressione”. Harper Reed è accolto come una star al Festival di giornalismo di Perugia. Magari pochi sanno cosa ha realmente fatto, ma il solo immaginare questo ragazzone di 35 anni con la barba rossiccia, una fila di piercing sulle orecchie e gli occhialoni da hipster a reggere le sorti del presidente Usa, è sufficiente a suscitare curiosità . Per capire che è un tipo singolare, non serve scoprire che come regalo per la fidanzata ha inventato una app per muoversi con i mezzi pubblici a Chicago o sapere che decanta la sua impresa elettorale come ‘la rivincita dei nerd’, basta andare sul suo sito dove si presenta come ‘l’uomo più cool del mondò. Ingegnere con la passione della giocoleria, cresciuto senza tv, tra libri, videogiochi e tanto web, annovera tra le sue gesta anche la nascita di Threadless, l’azienda che produce t-shirt a edizione limitata grazie alle idee una community di designer e utenti. Per portare alla vittoria il presidente Usa, Reed ha analizzato una grande quantità  di dati, riuscendo a scovare potenziali elettori e a raccogliere una montagna di dollari. “Posso definirmi un hacker, anche se non sono cattivo – racconta -. Quello che ho fatto è creare Narwhal, un sistema per connettere le app sviluppate per la campagna”. Come Dashboard, una piattaforma per gestire i 700 mila volontari di Obama, o lo strumento per selezionare i cittadini a cui telefonare che ha consentito 2 milioni di chiamate negli ultimi 4 giorni prima del voto, o ancora l’applicazione per la raccolta fondi, che ha generato 400 milioni di dollari. “Abbiamo testato tutto all’infinito – racconta -. C’era il gameday, in cui distruggevamo tutto e poi lo ricostruivamo per essere sicuri che funzionasse”. “La nostra forza è stato il team – aggiunge -. Abbiamo assunto 30 ingegneri in tre mesi, i migliori. Quello che conta é la competenza e la fede in quello che fai. Ciò che ci spingeva era che avevamo in mano il destino del mondo libero, sentivamo che se avessimo sbagliato saremmo finiti in un campo di prigionia”. Dell’Italia conosce Berlusconi, che ridendo definisce “il riccone”, e apprezza l’utilizzo della rete fatto dal Movimento 5 Stelle. “E’ una base di partenza importante – afferma -, che va sviluppata in futuro”. Spiega però che non verrebbe mai in Italia a guidare una campagna elettorale. “Le campagne Usa sono molto aggressive, anche per la necessità  di raccogliere fondi – spiega -. Sono stato recentemente in Germania. Lì molte delle cose che abbiamo fatto sarebbero illegali. Immagino anche in Italia”. La sua ammirazione per Obama appare sincera. “Mi ha preso in giro per la barba come fanno tutti, quindi è una persona normale – scherza -. Credo sia carismatico, ma la sua forza sono i valori condivisi da tutti quelli che lavorano con lui”. Ora Reed, come prevede la legge, non è più nello staff della Casa Bianca. “Ho conosciuto tanta gente influente – ammette -, ma mi guardano ancora come un tipo strano. A volte penso che se nella campagna del 2008 Obama era seguito da gente normale con la giacca, poi nel 2012 sono arrivato io con questa faccia, allora nel 2016 toccherà  senz’altro a un senzatetto”.

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