Comunicazione

21 maggio 2013 | 15:18

Apple/ Il gruppo si difende: tasse pagate anche all’estero

Sta per iniziare la testimonianza dell’a.d. Cook al Senato

New York, 21 mag. (TMNews) – “Apple paga tutte le tasse previste, sia in questo Paese sia all’estero”. E infatti, “Apple è probabilmente il contribuente di maggiore peso tra le aziende americane” ed è anche “un motore potente di creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti”. E’ questa la linea difensiva con cui il produttore di iPhone e iPad si presenta alla sottocommissione permanente di inchiesta del Senato nella persona del suo amministratore delegato Tim Cook.
Dalla lettura della testimonianza dell’azienda diffusa prima dell’appuntamento al Congresso, emerge un’immagine di Apple rispettosa delle leggi tributarie. Con numeri e fatti, il gruppo di Cupertino (California) tenta così di controbattere alle accuse di elusione di tasse su circa 74 miliardi di dollari generati all’estero dimostrando di avere fatto quanto previsto dalla legge.
Apple “ha pagato quasi 6 miliardi di dollari di tasse al Tesoro americano nell’anno fiscale 2012″. La società  si diverte con la matematica per dimostrare il contributo versato nelle casse dello Stato americano. Quei sei miliardi equivalgono a “16 milioni al giorno”. Detta in altri termini, continua la nota, “Apple ha pagato un dollaro ogni 40 dollari versati l’anno scorso al Tesoro dalle aziende”.
Il gruppo poi spiega come “i ricavi internazionali hanno superato negli ultimi anni le vendite generate negli Stati Uniti contribuendo così in modo sostanziale alla crescita della società ”. L’anno scorso “circa il 61% dei ricavi Apple sono arrivati dalle sue attività  internazionali.
Nell’ultimo trimestre, due terzi circa dei ricavi di gruppo sono stati generati all’estero”. Con questa spiegazione Apple arriva a dire che “i ricavi da operazioni internazionali sono tassate rispettando le leggi dei Paesi dove essi sono guadagnati”.
E per chi ancora non avesse capito il motivo per cui Apple si guarda bene dal rimpatriare i profitti generati all’estero – e conservati così gelosamente da avere costruito un tesoretto da oltre 100 miliardi di dollari di contanti – Apple dichiara che le “attuali leggi tributarie relative alle aziende americane scoraggiano pesantemente l’uso di tali fondi negli Stati Uniti imponendo un’aliquota del 35% sul rimpatrio” dei profitti stessi generati Oltreoceano.