Comunicazione

23 maggio 2013 | 10:14

BLACK LIST GIORNALISTI SPACCA M5S, ASSEMBLEA ROVENTE

MA ALLA FINE E’ TREGUA; GRILLO ATTACCA PARTITI E NAPOLITANO

(di Teodoro Fulgione) (ANSA) – ROMA, 22 MAG – La ‘black list’ dei giornalisti scuote il M5S che va vicino alla spaccatura. Alla fine le divisioni anche questa volta sembrano rientrare: l’ufficio comunicazione ‘cinque stelle’ alla Camera, finito sotto accusa per la mail con le indicazione sui rapporti con i media, in extremis ottiene la fiducia in una votazione, di tregua, della assemblea dei deputati Eppure la giornata è iniziata malissimo con molte contestazioni da parte dei parlamentari ‘stellati’ sulla strategia comunicativa. “Poi si lamentano se nessuno parla di quello che facciamo in Parlamento. E’ un autogol”. Lo sfogo di alcuni deputati del M5S rasenta quasi la rassegnazione. L’attesa per la ‘Fase 2′ della comunicazione, quella annunciata dopo una riunione dello staff giornalisti con Gianroberto Casaleggio a Milano, era forte; la delusione lo è di più. Giornali e media, ma anche i militanti sul web, si interrogano sulla mail inviata dall’ufficio comunicazione dei ‘cinque stelle’ ai deputati: i parlamentari vengono ‘invitati’ a rilasciare interviste soltanto di fronte ad un membro dello staff; i cronisti sono indicati come “affidabili”, “non affidabili” e “in mala fede”; e, come se non bastasse, viene allestito un servizio di ‘controllo’ in Transatlantico. Va da sé che tutto il resto, lavoro parlamentare compreso, finisca in secondo piano. La questione viene presentata nell’assemblea pomeridiana dei deputati ‘cinque stelle’ che con 73 voti a favore, cinque astenuti ed uno contrario rinnova la fiducia allo staff comunicazione ed al suo responsabile Nicola Biondo. Ma la questione ‘black list’ ha scandito tutta la giornata. Neanche Beppe Grillo riesce a raddrizzare la barra. In campagna elettorale per le amministrative in Liguria, il leader M5S spara bordate contro i partiti: “Ci spiegano che le vere priorità  sono salvare il culo a Berlusconi in nome della governabilità  e al Monte dei Paschi di Siena” del Pd “per la stabilità  bancaria”. Poi se la prende con Giorgio Napolitano: “Morfeo fa un pisolino, poi si sveglia e si ricorda del reato di vilipendio”. Anche in Parlamento va male. La conferenza stampa organizzata a Montecitorio per parlare di “democrazia partecipativa e referendum” si trasforma inevitabilmente in una serie di domande sulla ‘black list’. L’assemblea dei deputati ‘cinque stelle’ alla Camera si trasforma in un processo. “Così non va”, sbotta qualcuno. Il clima è tesissimo. Nicola Biondo viene indicato come il “colpevole di tutto questo casino”. Ma alla fine è lui ha vincere, aggiudicandosi la fiducia della maggioranza dei deputati in assemblea. Eppure i malumori erano forti. “Ci mancava solo una ‘ronda’ per i corridoi che deve controllare i nostri movimenti – si lamentavano alcuni deputati – Ci facciamo la figura dei cretini che hanno bisogno di una balia o devono essere ‘guidati’”. Qualcuno aveva avanzato anche l’ipotesi di rivedere tutta l’organizzazione dello staff comunicazione, magari individuando un unico responsabile comunicazione per Camera e Senato. Ma l’attenzione è stata per la ‘black list’, trasformatasi in un boomerang. Ovviamente, le tensioni interne non ne giovano. La fazione ‘ribelle’ riprende forza: “Ora è evidente che il nostro dissenso non è legato alla diaria ma a ben altre questione di organizzazione del Movimento”, confida un parlamentare che chiede l’anonimato. La ‘black list’ ha provocato una spaccatura anche all’interno dello stesso staff comunicazione. Il Senato ‘scarica’ i colleghi di Montecitorio. Claudio Messora, responsabile a Palazzo Madama, sottolinea all’Huffington Post che la sua gestione “é totalmente differente”. “I senatori sono stati eletti dal popolo, e hanno il diritto e la libertà  di parlare dove vogliono, quando vogliono e con chi vogliono”, aggiunge. Il capogruppo di Palazzo Madama, Vito Crimi, prova a mediare: “Si tratta di suggerimenti”, spiega. Ma poi non può fare a meno di riconoscere che qualcosa è andato male. “Se quelli del mio staff comunicazione mi dessero un’indicazione che non condivido, li affronterei dicendo anche: ‘Ma che sei matto?”. (ANSA).