Comunicazione, Editoria

28 maggio 2013 | 11:12

Rcs: scontro si sposta su prezzo aumento (fonti)

MILANO (MF-DJ)–Alla fine la moral suasion delle banche creditrici, dei soci convinti della bonta’ del piano del capoazienda Pietro Scott Jovane e anche di quanti, in ambienti istituzionali politici, non volevano una crisi profonda del gruppo che edita il Corriere della Sera in un momento politico tanto delicato, sembra avere sortito gli effetti sperati. A meno di colpi di scena oggi non preventivabili l’assemblea di Rcs in calendario giovedi’ prossimo 30 maggio non dovrebbe riservare sorprese. L’ok dei soci alla ricapitalizzazione dovrebbe quindi arrivare. Questo, spiega una fonte vicina al dossier, non significa che le tensioni fra soci si siano placate. I contrari all’operazione di ristrutturazione del gruppo cosi’ come concepita dal management tali rimangono. I contrari dovrebbero comunque far prevalere la ragionevolezza in sede di voto assembleare per evitare che la societa’, in mancanza di un ok alla ricapitalizzazione, sia costretta ad attivare procedure concorsuali. Di fatto, spiegano fonti finanziarie, a nessuno conviene che la societa’ porti i libri in tribunale. Lo scontro si spostera’ sul prezzo cui dovra’ essere effettuato l’aumento. Nel dettaglio i contrari al piano attuale cercheranno di ottenere un prezzo il piu’ alto possibile, con un conseguente effetto diluitivo ridotto nella massima misura possibile. Questo consentirebbe di confrontare subito le risorse che ciascuno dei soci e’ disposto a mettere sul piatto e con essa la serieta’ delle intenzioni riguardo al futuro della casa editrice. Una diluizione molto elevata, tale che la mancata sottoscrizione dell’aumento comporti di fatto l’azzeramento delle quote di chi non aderisce, viene considerata eccessivamente punitiva da molti soci che pure riconoscono che l’equity di Rcs, allo stato attuale, di fatto valga zero. Il voto favorevole in sede assembleare, cosi’ come il voto non contrario, non obbligano poi alla sottoscrizione dell’aumento, e quindi i giochi rimangono aperti soprattutto per quanto riguarda gli azionisti fuori dal patto di sindacato, che vincola il 58,138% del capitale. La mancata sostituzione del presidente del patto Giampiero Pesenti ha convinto anche i piu’ scettici che l’accordo e’ destinato a essere sciolto a valle dell’aumento. Alcuni osservatori pensano che il patto possa essere sciolto prima dell’aumento, ma questa tesi non ha trovato alcuna conferma. Fuori dal patto ci sono Giuseppe Rotelli, primo socio Rcs con una quota del 16,664%, la famiglia Benetton con il 4,794% e soprattutto Diego Della Valle con l’8,695%. L’industriale marchigiano e’ stato finora la voce piu’ critica nei confronti dell’operazione di ristrutturazione di Rcs. Ed e’ da lui che piu’ di un osservatore attende l’acuto che dara’ l’inizio delle ostilita’ sul prezzo dell’aumento.