Torna il ddl diffamazione di Gasparri-Chiti

Torna il ddl sulla diffamazione, presentato nella scorsa legislatura dai senatori Maurizio Gasparri (Pdl) e Vannino Chiti (Pd) con l’intento bipartisan di cancellare la galera per i giornalisti accusati di diffamare. Quel ddl, che fu messo a punto ai tempi della vicenda Sallusti, ora non è più bipartisan perché sia Chiti che Gasparri fanno parte della stessa maggioranza, ma è pur sempre attuale e cerca di riordinare una materia delicata frutto, sovente, di tensioni tra stampa e politica. Il ddl, comunque, illustrato dai due senatori in una conferenza stampa, recepisce una sollecitazione del sindacato dei giornalisti e introduce presso ogni distretto della Corte d’Appello l’istituto del Giurì per la correttezza dell’informazione, un organismo col compito di tentare in via preventiva una conciliazione tra le parti. Il Giurì è composto da 5 membri, dei quali 2 nominati dal consiglio dell’Authority per le comunicazioni , 2 dall’Ordine dei giornalisti, uno, con funzione di presidente, nominato tra i magistrati della Corte d’Appello. Anche sul fronte delle sanzioni il testo propone ora un risarcimento pecuniario dei danni massimo di 50 mila euro per la diffamazione commessa a mezzo stampa, rispetto alla formula passata del ddl che prevedeva “non meno di 30 mila euro”. Il risarcimento è escluso se si è ottemperato alle rettifiche, salva la rivalsa di danni patrimoniali verificati prima della pubblicazione della smentita. Per quanto riguarda le rettifiche, il ddl richiede ora che queste per essere pubblicate debbano essere “documentate”. La pena prevista per la diffamazione a mezzo stampa dal ddl, che di fatto converte il carcere è, come nella passata versione, “non inferiore a 5 mila euro”. Non esistono tetti massimi, ma la pubblicazione della rettifica documentata esclude la sanzione. Sulla responsabilità del direttore o del vicedirettore responsabile, il ddl conferma la loro responsabilità, insieme a quella dell’autore dell’articolo diffamatorio, “se il reato è conseguenza di omesso controllo”. Per loro la pena è ridotta di un terzo. Importante infine è l’applicazione delle disposizioni oltre che a giornali e trasmissioni radiofoniche o televisive, anche “ai siti internet aventi natura editoriale”: una precisazione che in sostanza esclude dalla legge i blog. “Siamo aperti a modifiche ed approfondimenti – assicura Gasparri – e siamo anche consapevoli che su questo argomento si sta anche discutendo alla Camera, ma se sul tema si apre una gara positiva, ben venga. Per noi la ridefinizione della materia é un’esigenza fondamentale”. Sul punto Chiti ha tenuto a sottolineare di essere anche tra i firmatari del ddl Casson-Zanda-Chiti che si limita a sostituire il carcere con sanzioni pecuniarie. “Si tratterebbe di un primo passo, limitato – osserva – personalmente auspico che si proceda comunque con un riordino complessivo, una sistemazione organica della materia della diffamazione perché lo scopo della nostra proposta di legge è quello di togliere il carcere ma anche trovare un equilibrio tra i diritti del diffamato e quelli dei giornalisti e della libertà di stampa in genere”. (ANSA, 26 giugno 2013).

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