Prima in edicola, Protagonisti del mese

27 giugno 2013 | 12:15

Oh Sconcertino, datti da fare!

Mario Sconcerti

Mario Sconcerti (foto: Olycom)

Giornalista non per vocazione, ma per diktat del suo babbo, dopo 44 anni di carriera Mario Sconcerti è diventato la firma numero uno del calcio italiano, ascoltato come un santone sulla prima tivù sportiva e sul primo quotidiano d’Italia, applaudito e insultato dai tifosi di mezza Italia.

Quando lo vidi uscire dalla 500, lui da un lato, la sua fidanzatina bionda con gli occhi celesti dall’altro, immaginai subito un ragazzo volitivo, deciso, ambizioso. Chissà perché. Forse per il passo svelto con il quale mi veniva incontro, il sorriso pulito, la mano tesa a rivelare educazione e fiducia. Era un caldo primo pomeriggio dell’agosto 1972, appena mitigato da aliti di vento che soffiavano sui 1.300 metri dell’Abetone. “Sconcerti Mario”, si presentò come a scuola o in caserma, prima il cognome poi il nome. Aveva 24 anni, era un giovane collaboratore del Corriere dello Sport per il quale io, sette anni di più, seguivo il ritiro della Lazio di Maestrelli e Chinaglia. Venne a trovarmi perché ero una firma del giornale e già allora era non solo curioso ma sapeva vivere. Faceva leva anche sull’umiltà, che lungo la strada – come accade direi naturalmente a tutti coloro che varcano la porta del successo – avrebbe poi discretamente accantonato. Era uno di quei ragazzi accattivanti che ti vien voglia di spingere.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 440 – Giugno/Luglio 2013