Prima in edicola, Protagonisti del mese

27 giugno 2013 | 12:21

Niente pruderie

Simonetta Consiglio

Simonetta Consiglio (foto: Olycom)

Con lo sviluppo tecnologico il gioco è diventato un business sempre più complesso da un punto di vista industriale e soprattutto dal punto di vista sociale. Le slot machine che macinano milioni di puntate stanno diventando il bersaglio di polemiche mediatiche e dell’insofferenza di gruppi di cittadini. Come fa un grande operatore come Sisal, il secondo in Italia, a fare i conti con le contraddizioni implicite in questo business? Lo racconta Simonetta Consiglio, responsabile marketing strategico e innovazione del gruppo.

Anche il gioco assaggia la crisi. Dopo anni di ininterrotta ascesa dei fatturati il 2012 ha segnato una contrazione piuttosto netta dei ricavi, e dei profitti, di lotterie e scommesse. Lo rivela il Bollettino entrate di aprile del ministero dell’Economia e delle finanze. Il tradizionale Enalotto fatica a riconquistare la popolarità di qualche anno fa, mentre l’agonia dell’ippica ha trascinato in basso tutto il settore scommesse.
Ma sarebbe temerario sostenere che l’Italia si stia disamorando del gioco: si scommette meno, ma le slot machine e la loro evoluzione Vlt (ovvero Video lottery: terminali che consentono di accedere a più giochi) continuano a crescere impetuosamente. Nel 2012 le ‘infernali’ macchinette hanno rappresentato il 56% del fatturato totale del settore, raggiungendo l’iperbolica cifra di 48,4 miliardi di euro, su un totale di 86,7 miliardi del mercato dei giochi. Nell’Italia dello sprofondo senza fine di posti di lavoro, di settori industriali in smobilitazione, di tagli alla spesa, alle pensioni e ai servizi, i grandi player del business del gioco si sfidano sulle nuove frontiere dell’azzardo. Prima di tutto fra chi riesce a piazzare il maggior numero di slot machine sulla strada. E poi sul nuovo campo di gara dell’on line, anch’esso in grande crescita. Una battaglia che si porta appresso, tuttavia, un pesante fardello d’immagine che genera un’onda negativa nell’opinione pubblica. O addirittura riprovazione sociale. Perché la gente gioca anche per disperazione.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 440 – Giugno/Luglio 2013