04 luglio 2013 | 10:30

“Non siamo parassiti”: D’Asaro Biondo di Google in un’intervista al Sole 24 Ore

In concomitanza con ‘Big Tent Roma’, l’evento promosso da Google per esplorare il rapporto tra le piattaforme digitale e l’industria culturale, il Sole 24 Ore pubblica oggi un’intervista a Carlo D’Asaro Biondo in cui il vice president e responsabile South East Europe, Middle East e Africa del gruppo di Mountain View risponde alla dura posizione degli editori italiani sul tema del diritto d’autore.

“Noi siamo disponibili al dialogo non solo con la Fieg ma con tutti. Ma se veniamo definiti parassiti diventa tutto più difficile”, attacca D’Asaro Biondo, che però dice che “sul diritto d’autore siamo completamente d’accordo, va protetto. I contenuti sono un valore che ha un’importanza sia sociale che economica. E Google ha messo in piedi tutto quanto può per la tutela del diritto d’autore”.

Il problema però, al di là dei principi, è chi ci guadagna nella grande partita internettiana. E oggi sicuramente non sono gli editori, che stanno ragionando su come far rendere economicamente i loro contenuti sui motori di ricerca. E allora sul tema dell’indicizzazione delle news D’Asaro dice che Google “porta il 40-50% di traffico in cambio dell’indicizzazione” e dunque “dovrebbe essere considerato un amico o un partner. Non un parassita. Google fornisce un servizio gratuito ai clienti. Ma che per Google non è gratuito”.

Se i contenuti sono parte importante per Google, come monettizzarli per gli editori è la domanda cruciale dell’intervista e D’Asaro Biondo è molto chiaro: “Bisogna discutere il modo. Con alcuni operatori italiani lo stiamo già facendo. Non si tratta di riconoscere esborsi per i contenuti, ma di stabilire forme di collaborazione con gli editori perchè siano messi nelle migliori condizioni di far crescere il loro business”.

Carlo D'Asaro Biondo (foto Olycom)

Carlo D’Asaro Biondo (foto Olycom)