08 luglio 2013 | 11:31

Repubblica vuole l’Opa per Rcs

Repubblica ritorna sullo scontro per il controllo di Rcs MediaGroup e questa volta scende in pista con un editoriale pubblicato su Affari&Finanza Massimo Giannini, vice direttore del quotidiano e direttore dell’inserto economico del lunedì. Con il titolo ‘Le baruffe chiozzotte tra i pattisti di casa Rcs’ Giannini descrive nella fase tormentata di tramonto dei patti di sindacato la confusione che regna all’interno di quella che Giuseppe Turani battezzò ‘La Grande galassia del Nord’. Paradigmatica per Giannini è proprio la vicenda Rcs  con lo scontro tra i grandi azionisti. Una situazione che in “un Paese normale’, secondo il vice direttore di Repubblica, poteva avere una conclusione naturale, con lo scioglimento del patto seguito dal lancio di un’Opa e di una contro Opa da parte dei principali contendenti.

Glossario per gli ‘ignoranti’:
Epicedio: Componimento poetico greco, scritto in morte di qualcuno.
Catoblepismo: neologismo coniato nel 1962 dal banchiere e economista Raffaele Mattioli,  riferendosi alla commistione creatasi prima della grande crisi tra industria e banche, ripreso una ventina di anni fa da Elio e le Storie Tese nella canzone ‘Supergiovane’ e, più recentemente, dall’ex ministro della coesione sociale Fabrizio Barca in relazione alla commistione tra Stato e partiti.
Epinicio: componimento in lode del vincitore.


“C’è grande confusione nei cieli della ex Galassia del Nord. Ma come al solito, la situazione non è eccellente. Generali e Mediobanca celebrano l’epicedio del vecchio catoblepismo, e celebrano l’epinicio del moderno capitalismo. Ma la transizione è lenta, macchinosa, contraddittoria. Lo scioglimento dei patti che per decenni hanno blindato il sistema è tormentato e, in qualche caso, avvelenato. Il caso Rcs è paradigmatico. Dopo mesi di baruffe chiozzotte, di contese verbali e di intese virtuali, in uno degli ultimi salotti buoni milanesi esplode una strana guerra. John Elkan, memore dell’eredità morale dell’Avvocato, si ricorda di essere un Agnelli, innamorato dei «suoi» giornali. Rastrella il 20%, e non già lanciando la Exor (come sarebbe più naturale, vista la liquidità appena entrata in cassa grazie alla vendita di Sgs ai belgi per la bellezza di 2 miliardi) ma schierando direttamente la Fiat (non proprio nelle condizioni ottimali per un’operazione del genere, oberata com’è dal crollo delle vendite auto e dalla fusione con Chrysler). Una mossa a sorpresa, spiegata sommariamente sul piano industrial-finanziario, ancorchè illustrata preventivamente al presidente della Repubblica. Una mossa che forse ne prepara altre, e forse apre le porte ad altri futuri alleati (magari travestiti da squali australiani). Gli altri azionisti sembrano spiazzati. Mediobanca temporeggia, Banca Intesa sdottoreggia. Ma Diego Della Valle non indietreggia. Mister Tod’s attacca, ma non spacca. Sfruculia Alberto Nagel e Giovanni Bazoli, per capire se spalleggiano l’offensiva della Real Casa sabauda o sono pronti a sciogliere il patto e rinegoziare le quote di tutti. E si dice pronto ad arrivare a sua volta al 20%, sottoscrivendo la sua quota di aumento di capitale (pari all’8,7%) e prendendosi anche l’eventuale inoptato. È tutto un fiorire di annunci e di controannunci sui giornali. È tutto un alternarsi di discese ardite e di risalite in Borsa. Con la solita Consob impegnata ad accendere i suoi soliti «fari», che abbagliano molto ma illuminano poco. Cosa non funziona, in questa resa dei conti? Più che gli eventuali fattori critici sui quali si potranno esercitare le autorità di vigilanza, qui colpisce la coazione a ripetere comportamenti e accomodamenti che hanno poco a che vedere con le logiche di un mercato libero e aperto. In un Paese normale, un caso come Rcs avrebbe avuto un decorso naturale: sciolto consensualmente il patto di sindacato, la famiglia Agnelli avrebbe lanciato un’Opa, e Della Valle avrebbe lanciato la sua contro-Opa. A quel punto, gli azionisti avrebbero emesso il loro «verdetto», premiando l’una o l’altra offerta secondo la pura e semplice convenienza economica dell’investimento. Fine del gioco: semplice, pulito, lineare. Ma nel Belpaese, ancora una volta, non andrà così”.

da Affari&Finanza di Repubblica dell’8 luglio 2013