Editoria

09 luglio 2013 | 9:59

Appello di Della Valle al presidente Napolitano: “E’ in pericolo la libertà di opinione”

Si fa sempre più calda la battaglia intorno a Rcs MediaGroup. Alla vigilia dell’asta che inizierà in Borsa domani sul capitale inoptato, Diego Della Valle ricorre al suo metodo di comunicazione ad effetto acquistando una pagina sui maggiori quotidiani per scrivere una lettera aperta a Napolitano, che il Corriere della Sera ha pubblicato gratuitamente.

La lettera di Della Valle

« Presidente Napolitano, abbiamo bisogno di sentire la Sua voce. E’ in pericolo la libertà di opinione di un pezzo importante della stampa italiana e vedendo che sulla questione Rizzoli è già stato coinvolto da altri, anche io, e credo molti italiani, abbiamo bisogno di conoscere il Suo pensiero. In atto non c’è, per quanto mi riguarda, nessuna disputa o competizione personale con alcuno; è mia ferma convinzione che in un Paese democratico la stampa debba essere indipendente e libera di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o pressioni, e nel caso specifico del gruppo Rizzoli, bisogna evitare che chiunque tenti di prenderne il controllo per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione. La situazione per me auspicabile, non essendoci editori puri disponibili, sarebbe quella di trovare un gruppo di investitori privati, liberi, italiani che abbiano come unico obiettivo quello di far tornare la società competitiva. A questo punto sarebbe necessario che noi tutti, il Gruppo che io rappresento, la Fiat, Intesa e Mediobanca, invece di rafforzare le nostre posizioni, facciamo un passo indietro e lasciamo completamente l’azionariato del Gruppo liberandolo così da tutte le vecchie polemiche e da tutte le dietrologie di ogni tipo. Mi sono rivolto a Lei perché, per ottenere tutto questo, considerando l’attuale indisponibilità di alcuni dei protagonisti a seguire questo percorso, c’è bisogno di una voce forte al di sopra delle parti e della massima autorevolezza che lo richieda nell’interesse di un processo indispensabile di modernizzazione del Paese.
Signor Presidente, l’esito di questa questione non riguarda soltanto il Gruppo RCS ma sarà interpretato da molti Italiani come un segnale forte per capire se veramente si vuole che il Paese cambi, si modernizzi e migliori, o se invece lo si vuole lasciare a chi ha contribuito fortemente a portarlo nelle precarie condizioni in cui si trova. Ora è il momento di dimostrare che chi guida il Paese non ha più sudditanze verso nessuno e che si concentrerà invece nel sostenere sempre di più chi è orgoglioso di essere italiano e vive ora momenti molto difficili e spesso drammatici. Vedere inoltre in questa occasione il totale silenzio della politica vecchia e nuova è un fatto inspiegabile e molto preoccupante per la democrazia e mi ha convinto, ancora di più, a rivolgermi a Lei e all’autorevolezza che la Sua persona e il Suo ruolo rappresentano».

8 luglio 2013