Mercato

17 luglio 2013 | 12:43

I nuovi dati Ecm rivelano novità e prospettive per il futuro della comunicazione

L’ European Communication Monitor (Ecm) è la più importante indagine internazionale sul tema della comunicazione, condotta su un panel di oltre 2.700 professionisti del settore, di 43 Paesi europei ed Elaborata da Euprera (European Public Relations Educations and Reaserch Association) e l’Eacd (European Association of Communication Directors), con il supporto di Ketchum, società globale di comunicazione. Sono usciti i risultati annuali  della settima edizione.

Come si legge dal comunicato, alcuni dei risultati principali dell’indagine riguardano un maggiore orientamento alla comunicazione internazionale, ma scarse strutture e strategie, un minore divario digitale trans-generazionale e un integrazione dei social media nel media mix dell’organizzazione.

Per sette professionisti su dieci la comunicazione internazionale è parte dell’attività quotidiana e diventerà molto più importante nei prossimi tre anni: In Italia, questo punto di vista è stato condiviso da 73 professionisti su cento. In netto contrasto con ciò, però, solo una minoranza di aziende in Europa ha predisposto strutture e programmi adeguati per la comunicazione internazionale; in Italia lo dichiara solo il 44.6% dei professionisti, rispetto ad una media europea del 47.3%: c’è quindi molto spazio di miglioramento per le aziende italiane.

Lo stato dell’arte della comunicazione a livello europeo evidenzia che il comportamento di comunicazione ‘trasgenerazionale’ (tra nativi digitali, considerati sotto i 30 anni, e la fascia over 30) appare piuttosto simile: sembra quindi che il divario digitale tra le generazioni stia diminuendo, almeno nell’esperienza dei professionisti della comunicazione. Tuttavia i nativi digitali sono percepiti come più interattivi – come riportato dall’ 89% dei professionisti – più coinvolti nella comunicazione (76%), e chiedono maggiori feed-back (75%).

Molte organizzazioni comunque utilizzano strategie diversificate e mezzi di comunicazione per dialogare con le diverse fasce di età: il 60% degli intervistati dichiara di farlo spesso o qualche volta.
Da sottolineare un ulteriore dato: sebbene la maggior parte dei professionisti ritenga che gli impiegati stessi delle organizzazioni, i consumatori e i gestori delle community online siano importanti punti di riferimento in ambito digitale, tuttavia solo il 38% delle organizzazioni mette in atto strategie appropriate per dialogare con questi pubblici.

Social network o community online,  video online, mobile App, microblog e photo-sharing: questi i principali strumenti di comunicazione ‘social’ secondo i professionisti di comunicazione, pur con differenti pesi nei diversi Paesi europei.

Rispetto alla precedente edizione, la survey rivela anche un elemento particolarmente interessante: per la prima volta non cresce l’importanza percepita dei social media – come Twitter e Facebook; il 73% dei professionisti europei della comunicazione concordano che le comunità online rappresentano una parte integrante del portfolio di comunicazione di un’azienda, il 55% crede nel valore di Twitter e il 39% nel weblog. Questi valori sono in aumento dal 2008, ma con un tasso di crescita inferiore a quello del 2012. Questo dato può essere letto come progressiva integrazione dei social media nell’ambito del media mix dell’organizzazione e della gestione della comunicazione.

“Lavorando con i clienti europei di diversi settori abbiamo capito che le specifiche culture aziendali di leadership costituiscono la maggiore sfida allo sviluppo di strategie di comunicazione cross border”, dice Andrea Cornelli, CEO di Ketchum Italia, società di consulenza e leader globale nelle relazioni pubbliche. Ma non solo. “Due ulteriori importanti aree da sviluppare, confermate dai risultati della ricerca, sono rappresentate dalle mobile APP e dalle attività con le comunità online, per le quali lo studio rivela un ampio divario tra importanza percepita ed effettiva attuazione”.

“Due risultati dell’Ecm, tra i moltissimi emersi, mi sembrano particolarmente interessanti.  Il primo è che il potenziamento dei social media non sia più la priorità dei  professionisti europei, a testimonianza del grande sviluppo che si è registrato negli ultimi anni” sostiene Emanuele Invernizzi, direttore dell’Executive Master in RP d’Impresa dell’Università Iulm.  “L’altro aspetto interessante riguarda le prospettive della comunicazione che, nonostante la crisi, vengono giudicate buone dalla gran parte dei professionisti, i quali affermano che la comunicazione è diventata più importante per il successo globale della loro organizzazione”.