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20 luglio 2013 | 22:27

Dribbling di Google al fisco: nel 2012 solo 1,8 milioni di tasse

Fonte: Ansa

(ANSA) ‘Dribbling’ di Google al fisco italiano: nel 2012 la controllata Google Italy, ha pagato all’erario solo 1,8 milioni di euro, come nel 2011. Il fatturato di Google Italy, che nel 2012 ha realizzato 52 milioni di ricavi e un utile di 2,5 milioni, è rappresentato quasi esclusivamente da servizi prestati alla filiale irlandese Google Ireland, vera macchina da soldi che incassa i ricavi pubblicitari. Le strategie fiscali del colosso di Mountain View – un fatturato nel mondo da 50 miliardi di dollari e un utile di oltre 10 miliardi nel 2012 – sono però da tempo nel mirino di molti Paesi europei. Attraverso una attenta pianificazione fiscale, spesso sofisticata quanto gli algoritmi del suo motore di ricerca, Google è infatti riuscita a limitare al minimo il pagamento delle tasse, suscitando le ire di Paesi come Gran Bretagna, Francia e Italia, nelle cui casse ha versato importi giudicati spesso troppo bassi dalle autorità nazionali. “Google rispetta le normative fiscali in Italia e in tutti i paesi in cui opera”, commenta un portavoce di Mountain View: “la maggior parte dei governi -spiega- usa gli incentivi fiscali per attrarre investimenti stranieri” e “le aziende rispondono a questi incentivi. E’ una delle ragioni per cui Google ha stabilito la propria sede europea in Irlanda. Se ai politici non piacciono queste leggi, loro hanno il potere di cambiarle”. Meno diplomatico, Eric Schmidt, numero uno di Google che si è detto “orgoglioso” della struttura fiscale organizzata per ridurre il carico delle tasse: “E’ un modo di operare che si chiama capitalismo – ha detto in una recente intervista a Bloomberg – e noi siamo orgogliosamente capitalisti”. Mentre intervenendo sul Financial Times ha ironizzato sulla diversa tassazione nei diversi Stati: “é una tentazione dei governi vedere i loro sgravi fiscali come ‘incentivi per l’innovazioné, lamentandosi poi che gli altri Paesi stanno creando ‘paradisi fiscali’ o ‘aiutini’ alle aziende”. L’impostazione adottata da Google, concentrazione dell’imponibile in Paesi fiscalmente ‘morbidi’ e creazione di complesse strutture societarie, anche off-shore, è comune a molte multinazionali: sempre dai bilanci, emerge che nel 2012 le due controllate italiane del gigante della logistica Amazon, controllate dalla filiale lussemburghese, hanno pagato all’erario poco meno di un milione di euro. E rientra nel novero anche Facebook Italy, visto l’importo ridotto delle imposte in Italia lo scorso anno, pari a 131 mila euro. Nel novembre del 2012 l’allora sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, aveva annunciato l’avvio da parte della Guardia di Finanza di una verifica straordinaria sulla filiale italiana di Mountain View, mentre l’Agenzia delle Entrate era al lavoro sull’esito di una precedente ispezione della Gdf, da cui era emerso che, tra il 2002 e il 2006, Google Italy aveva registrato redditi non dichiarati per circa 240 milioni (con un risparmio di 70 milioni di tasse) e Iva non pagata per 96 milioni di euro. In Francia si stima che Google nel 2011 abbia realizzato un giro d’affari compreso tra 1,25 e 1,4 miliardi di euro versando al fisco poco più di 5 milioni. Ma dove Google è finito letteralmente sulla graticola è in Gran Bretagna: la commissione della Camera dei Comuni che si occupa di evasione fiscale ha accusato la multinazionale di aver di fatto frodato il fisco, pagando in Irlanda imposte dovute alla Gran Bretagna. A fronte di ricavi, fra il 2006 e il 2011, per 18 miliardi realizzati nel Regno Unito le tasse pagate sono ammontate a 16 milioni di dollari.(ANSA, 20 luglio 2013).

Eric Schmidt (foto Olycom)

Eric Schmidt, presidente di Google (foto Olycom)