31 luglio 2013 | 14:43

Il peccato originale dei giornali. Perché la crisi industriale del giornalismo era inevitabile.

Un interessante articolo su Laspampa.it a firma di Giuseppe Granieri riprende il pezzo di Roy Greenslade sul Guardian secondo cui  ’Il peccato originale dei giornali potrebbe essere stato quello di aver iniziato a dare le notizie gratis’. 

Qui di seguito l’articolo de Lastampa.it

La riflessione nasce da uno studio (un «progetto orale») che tre veterani della stampa anglofona hanno realizzato. Il risultato, oltre 50 ore di videointerviste, sarà pubblicato agli inizi di settembre, ma esistono già commenti e trascrizioni. E ovviamente ci sono tanti stimoli su cui riflettere: ad esempio il fatto che non ci fosse molto da fare in modo diverso.
Il «peccato originale», come lo ha chiamato Walter Isaacson (ex Time e ora direttore dell’Aspen Institute) era praticamente inevitabile. «Se i giornali avessero fatto diversamente», spiega Paul Sagan, «sarebbero presto diventati irrilevanti. Una volta abilitati i lettori ad avere le notizie in modo facile e da diverse fonti, non c’erano altre soluzioni possibili».
Il riassunto di Greenslade, che ha i link a tutti i materiali disponibili, si intitola: The original digital sin – why news content was given away for free.
Se vuoi approfondire, c’è anche un interessante post di Sharon Waxman che costruisce una sintesi dei materiali su spunti diversi. «La conclusione di tutto?», scrive, «è facile: i giornali hanno perso la raccolta pubblicitaria. E non c’è più niente da fare per questo». Le testate tradizionali sono state superate a destra da altri giganti che lavorano in modo diverso con i contenuti.
Sharon cita un passaggio interessante di Nisenholtz (un grande passato al New York Times): «il tema conduttore di tutte le interviste», dice, «è stato il concetto del dilemma dell’innovatore. Ovvero: Internet sostiene l’innovazione o semplicemente cambia in modo radicale i modelli, distruggendo i precedenti?»
La risposta di Nisenholtz è chiara: «Nel caso del giornalismo, il digitale ha sostenuto l’innovazione. Ma non è stato lo stesso nel caso della raccolta pubblicitaria».
Leggi tu stesso, il titolo è chiarissimo: Was Newspaper Decline Inevitable? Veterans Conclude That Yes, It Was.
Se poi vuoi un buon riassunto, in italiano, di prospettive attuali e nuovi modelli di Business, diversi opinion leader ne stanno discutendo in questi giorni. Pierluca fa un buon riassunto, con tutti i link utili. E anche in questo caso il titolo è autoesplicativo, con il suo punto di domanda finale: Modello di Business?
Però esiste anche un altro nodo di vedere le cose. Se la crisi è industriale, scrive Matthew Yglesias sul Slate, «il giornalismo sta bene. Anzi, sta benissimo». Molta gente, argomenta, ha perso il lavoro negli ultimi anni e altre persone lo perderanno ancora. Ma c’è una richiesta sempre più forte di giornalismo di qualità e l’informazione non è stata mai così ricca e facile da ottenere.
«C’è stata una meravigliosa esplosione di giornalismo di qualità», conclude, «e -ai giornalisti potrà piacere o no, ma stanno crescendo anche le aspettative dei lettori».
Non fidarti della mia sintesi: The Golden Age of Journalism and the Coming MOOC War.
Come link bonus, questa settimana, uno sguardo a quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Tim Poool ha usato i Google Glass per raccontare quello che è successo a Istambul, definendo un interessante ipotesi di lavoro per quello che lui chiama mobile first-person journalism.
Il racconto è sul Guardian: How Vice’s Tim Pool used Google Glass to cover Istanbul protests.
Twitter: @gg

fonte; http://lastampa.it/2013/07/31/blogs/terza-pagina/il-peccato-originale-dei-giornali-icMLBZI68LodbsTLNi6ADK/pagina.html