01 agosto 2013 | 20:11

Repubblica dichiara guerra ai giganti di internet

Un durissimo articolo su Repubblica di oggi a firma Maurizio Ricci, che utilizza anche i dati di una ricerca dello Studio Ambrosetti, denuncia la voracità di Facebook, Msn, Yahoo e Google e gli effetti negativi che il loro business ha sul Pil e sull’occupazione italiani. I giganti di internet, indicati come i “Quattro Cavalieri” sono responsabili, secondo Repubblica, di assorbire l’80% della pubblicità digitale, circa 1,15 miliardi di euro, su un investimento globale di 1,4 miliardi secondo i dati Nielsen, mentre agli editori on line rimangono briciole. 

“E i relativi incassi e profitti – come abbiamo imparato, nelle scorse settimane, con le polemiche su Google, Starbuck e Amazon”, sottolinea Repubblica, ” vengono rapidamente aspirati nel vorticoso e pirotecnico gioco delle tre carte, fra i paradisi fiscali di Dublino, Amsterdam e i Caraibi, che hanno assicurato, finora, alle multinazionali americane una tassazione vicino allo zero”. “Insomma, degli incassi di pubblicità sul web, fatturati estero su estero, in Italia non resta un centesimo, neanche al fisco. Ma non finisce qui”, scrive Ricci. “ L’incrocio fra rete e globalizzazione produce, di fatto, un’attività apolide. Man mano che la pubblicità si trasferisce dalla tv e dalle pagine dei giornali al web, cresce anche la sua quota, priva di ogni riferimento nazionale. I giganti mondiali che impostano campagne di pubblicità globali – ad esempio su YouTube – non hanno nessun bisogno di passare per l’Italia, anche per la pubblicità diretta all’Italia. Comprano e gestiscono la pubblicità verso gli utenti italiani, direttamente a New York, con i Quattro Cavalieri”.
“Sommando gli 1,15 miliardi di euro fatturati ai Caraibi e gli almeno 800 milioni movimentati a New York si arriva a 2 miliardi di euro, che sfuggono agli editori italiani, come agli occhi del fisco”, scrive Ricci che insiste: “Se pensate, però, che a rimpiangere questi soldi debbano essere solo editori e agenti delle tasse, vi sbagliate. La pubblicità è l’anima del commercio e una potente leva di sviluppo economico: tagliatela e anche l’economia in generale perderà colpi. Un recente rapporto dello Studio Ambrosetti calcola che 100 euro investiti nel settore media e pubblicità producano un aumento del Prodotto interno lordo per 256 euro. In teoria, quindi, quei due miliardi di euro di pubblicità appaltati ai Quattro Cavalieri genererebbero circa 5 miliardi di euro di Pil, che invece non si materializzano perché l’investimento in pubblicità appare in Italia, ma, per così dire, non tocca mai terra. Nei calcoli del rapporto, tuttavia, si considera anche l’effetto di stimolo della domanda che genera la pubblicità e che anche banner e video gestiti dall’estero producono. La leva della pubblicità è, dunque, complessivamente, minore. Ma vale almeno la metà di quei 5 miliardi. Il solo effetto diretto- cioè già sulla stessa filiera produttiva del settore media – comporta che un investimento di 100 euro aumenti il Pil, secondo lo Studio Ambrosetti, per 127 euro. A cui aggiungere gli effetti indiretti sulle aziende collegate, come fornitori ecc.. Se quei due miliardi di euro circolassero in Italia, insomma, invece che all’estero, il Pil nazionale crescerebbe, in aggiunta agli stessi due miliardi, di altri 500-800 milioni di euro.
“Per non parlare degli effetti sull’occupazione”, scrive Ricci che mette in evidenza le differenze tra gli organici dei quattro gruppi in Italia rispetto a quelli di altri Paesi europei.”Google, che in Italia incassa più di un miliardo di euro, risulta avere 120 addetti. In Francia, per un giro d’affari non troppo superiore, gli addetti sono mille. Microsoft 60, addetti in Italia, 800 in Francia , Yahoo, 90 contro 600 , Facebook, 15 invece di 200 “. Ricci cita ancora lo Studio Ambrosetti che ” calcola che un addetto in più, nel settore media e pubblicità, crea 2,49 addetti nel complesso dell’economia. Se quei due miliardi di euro di pubblicità, invece di essere risucchiati all’estero, entrassero in circolo nell’economia italiana, gli effetti sarebbero immediati.Secondo analisi di settore, un aumento del 10 per cento del business di Internet (più o meno al livello francese) produrrebbe 200 mila occupati in più. E, siccome Internet è, anzitutto, roba da giovani, la metà dei neoassunti sarebbe nella fascia 15-24 anni, quelli della generazione dimenticata”.