06 settembre 2013 | 11:02

Dieci cose da sapere sulle strategie globali del Mail Online, il tabloid più visto al mondo

Ha superato il New York Times. E continua a rimanere in vetta alla classifica ComScore dei siti di news più visti al mondo: Mail Online, numero uno negli Stati Uniti e numero uno al mondo. In un lungo articolo su AdAge, Michael Sebastian analizza le ragioni di questo successo in una conversazione con l’editore Martin Clarke.

Daily-Mail

Fonte: thenextweb.com

Il sito è caratterizzato da titoli in homepage davvero lunghi, come: “Il più terrificante colloquio di lavoro mai fatto. Lg spaventa i candidati con una meteora che si schianta sulla finestra. Ma è una televisione ad altissima risoluzione”. Insomma notizie da tabloid. Ma come ha fatto a far breccia al di fuori del Regno Unito, dove il corrispettivo cartaceo Daily Mail non è distribuito.

1. Un’antitesi a BuzzFeed. Ogni giorno 600 mila utenti visitano l’homepage MailOnline negli Us. Nel Regno Unito sono 2,2 milioni. La metà del traffico è traffico diretto, cioè visita il sito direttamente. Al contrario di BuzzFeed, dove solo il 25% dei visitatori arrivano sul sito visitando l’home page, il resto è velicolato dai social network e dai contenuti virali.

2. È complesso creare pubblicità globali. Nel 2013 le entrate del quotidiano sono cresciute del 59% arrivando a totalizzare 72 milioni di dollari, ma la maggior parte degli investitori pubblicitari sono del Paese d’origine. Finora il sito ha investito per lo più sul fronte editoriale, per costruire un bacino d’utenza fedele.
Adesso ha deciso di concentrarsi sullo sviluppo dell’advertise. Lo scorso dicembre ha assunto Sean O’Neal da Nielsen. E ha dato vita alla prima campagna pubblicitaria per attrarre investitori pubblicitari statunitensi.
Lo spot? Due ritratti: Kim Jong Un e Kim Kardashian (popolare attrice televisiva statunitense), con un sottotitolo: “mettiamo entrambi i kim sulla stessa pagina”.

3. L’invasione britannica. Il MailOnline ha aperto un ufficio con 80 persone a New York. Non è l’unico sito ad aver sfondato negli Stati Uniti, ci sono anche gli autorevoli Guardian e Financial Times. Ma se questi ultimi si concentrano sulle notizie di analisi e sugli scoop, il MailOnline mantiene la sua vocazione e aggrega notizie del web su gossip, ultim’ora, gli “strano ma vero”.

4. Non ci sarà nessuna versione cartacea. Negli Stati Uniti il tabloid con compete con gli altri quotidiani popolari, ma con testate solo digitali, come l’Huffington Post.

5. Quantità soprattutto. MailOnline pubblica circa 600 post al giorno. Difficile verificare tutte le storie. Nel 2011 aveva pubblicato “La pubblicità di Armani con Rihanna è la più sexy dell’anno, lo dice un sondaggio di Ad Age”. Il sondaggio Ad Age non aveva fatto nessun sondaggio. La storia è rimbalzata per la rete e anche l’Huffington Post ha creato una galleria, basandosi su questa finta storia. Tuttora non c’è stata rettifica e quel post è ancora online.

6. Una redazione tranquilla. Michael Sebastian racconta che i 50 giornalisti della redazione newyorkese sono molto silenziosi, nessuno conversa, solo rumore di tasti.

7. Tante assunzioni, ma nessun nome famoso. L’editore Clarke sta assumendo moltissimi giornalisti, soprattutto negli Stati Uniti. Non solo New York, anche Los Angeles e Washington D.c. A differenza di BuzzFeed, non ci sono grossi nomi. “La testata preferisce formare persone da zero che investire denaro in chi ha già una reputazione”, precisa l’editore

8. Un audience femminile. Secondo i dati ComScore più della metà dei visitatori del MailOnline è una donna. Nella fetta tra i 25 e i 34 anni ha una penetrazione del 19%. La versione mobile, per la stessa fascia di audience, è al primo posto tra i siti più visitati.

9. Niente sport per l’edizione Us. Coprire lo sport è difficile, perché tutti vogliono il football ma differenti tipi di notizie: resoconti, gossip sportivo ecc. Ma Clarke afferma che prima o poi affronterà il problema.

10. Una scelta: per far profitti bisogna aspettare. La redazione newyorkese per ora è in rosso, ma solo per scelta. Per l’editore è molto più importante espandersi e creare un nuovo brand negli Stati Uniti che battere cassa.