06 settembre 2013 | 15:34

Internet addiction: in Usa è malattia, si cura in ospedale

Nasce in Pennsylvania un nuovo programma del Bradford Regional Medical Center dedicato al trattamento di una dipendenza sempre più diffusa: quella da internet e tecnologia. Un articolo pubblicato ieri sul sito italiano dell’International Business Times spiega infatti che, a quanto dicono gli esperti, l’internet addiction disorder è paragonabile a qualsiasi altra dipendenza. Tanto che il centro medico americano ha deciso di lanciare un trattamento intensivo che prevede 72 ore di isolamento forzato da internet, durante le quali il paziente può soffrire di irritabilità, repentini cambi di umore e depressione.

Ecco come continua l’articolo di Ibtimes.com:

“La dipendenza da internet in questo paese può essere un problema ancor più invasivo dell’alcolismo” ha spiegato il Dott. Kimberly Young, psicologo fautore del programma no-profit. “Internet è gratuito, legale e senza grassi”.
Il costo del trattamento? 14.000 dollari per 10 giorni perché non viene coperto dall’assicurazione sanitaria. Il Dott. Young, comunque, ha cercato di sottolineare, parlando con Fox News, come non tutti coloro che operano molte ore su internet o ai videogiochi sono da considerare dipendenti; lo si è, infatti, nel momento in cui non si vede altro modo di spendere la propria giornata, evitando contatti sociali o addirittura funzioni vitali come mangiare, bere e dormire.
C’è chi, invece, si rifiuta di accettare la dipendenza da internet come una malattia. Il Dott. Allen Frances, professore emerito alla Duke University, vuole porre l’accento sulla differenza tra passione e dipendenza: “Se possiamo essere dipendenti dal gioco d’azzardo e da internet, perché non includere anche lo shopping, gli allenamenti, il sesso, il lavoro, il golf, prendere il sole, etc.? Tutte le passioni sono a rischio di essere definite ‘disordini’” aveva aveva scritto per l’Huffington Post. A suo avviso, infatti, bisogna prima stabilire delle condizioni minime per definire la dipendenza da internet e differenziarla dall’utilizzo non nocivo.