06 settembre 2013 | 16:24

Gli smartphone hanno prodotto la rivoluzione dei big data

Il primo iPhone è stato commercializzato nel 2007, e tutti hanno parlato di rivoluzione del design e degli stili di vita. È diventato il paradigma dell’innovazione tecnologica. È innegabile. Sul Business Insider di oggi 6 settembre si parla però di un’altra rivoluzione, più profonda, correlata alla crescita del volume dei dati e alla nascita dei big data. Secondo IDC, un importante centro di ricerca nel marketing, entro il 2020 crescerà di 44 volte, e i dispositivi mobili sono il fattore principale di questo incremento.

I big data di solito si definiscono con tre V: volume, varietà e velocità. Il Business Insider ne aggiunge un’altra, la validità: i dati devono avere un senso e qualcuno deve analizzarli, gestirli ed estrarne il valore. In quest’operazione, che dà significato a dati grezzi, gli smartphone (e tutti i dispositivi mobili), funzionano come una lente d’ingrandimento. Lasciare dati ovunque è tipico del web, ma con i cellulari se ne producono di più. Li teniamo accesi per tutta la giornata, con applicazioni attive in background con le quali documentiamo i nostri movimenti e le nostre azioni. Quest’immensa quantità di dati può essere usata in due modi, spiega il Business Inside.

Il primo: l’uso continuo è molto utile agli sviluppatori per trarre conclusioni  sull’esperienza utente, e migliorare le app.

Il secondo: come fattore per l’espolosione del mobile advertising. La possibilità di produrre pubblicità iperlocalizzate, già profilate e in tempo reale è uno dei più grandi cambiamenti in corso nel marketing.