06 settembre 2013 | 17:15

Il giornalismo migliore che collabora. È solo positivo?

Il datagate è noto a tutti, grazie al lavoro di alcune tra le migliori testate giornalistiche del mondo: Washington Post, Guardian, New York Times e la startup ProPublica.

Con l’eccezione del WaPo, le altre testate hanno collaborato alla stesura degli articoli successivi, tutti basati sulle rivelazioni di Edward Snowden. Andrew Beaujon su Poynter pone però delle domande, che nascono dalla complessità del lavoro: come si è svolto questo lavoro d’équipe e in che misura hanno condiviso e corretto le fonti?

Il New Yotk Times e ProPublica hanno pubblicato la stessa storia, firmata da Nicole Perlroth e Scott Shate del Times e Jeff Larson di ProPublica. Quella del Guardian invece da James Ball, Julian Borger e Glenn Greenwald. In entrambi i casi, alle testate è stato chiesto di non pubblicare ma i giornalisti lo hanno fatto lo stesso, rimuovendo però alcune informazioni. E allora tutti hanno rimosso le stesse cose?

Beaujon ha riportato le risposte dei portavoce delle tre testate. Mike Webb, di ProPublica, ha risposto: “Penso che la vicenda parli da sé e i fatti pubblicati online rispondono da soli alle domande”. Gennady Kolker, del Guardian: “In questo momento non abbiamo intenzione nient’altro”. Eileen Murphy, del New York Times: “Per adesso, lasceremo che la storia parli da sé e non rilasceremo dichiarazioni sul processo di collaborazione”.

Sono comunicati che hanno lasciato Beaujon internetto. Per risposte più precise si dovrà aspettare.