09 settembre 2013 | 10:23

“Come se avessi vissuto su Marte”. Domenico Quirico è libero

Da ieri 8 settembre 2013 Domenico Quirico è libero, dopo esser stato per 5 mesi ostaggio dei ribelli al regime di Assad. L’inviato della Stampa ha visto cambiare lo scenario di quella che sembrava un’altra primavera araba:  “Non è la rivoluzione che ho conosciuto due anni fa ad Aleppo, laica, tollerante. È diventata un’altra cosa”, ha dichiarato nella sua prima intervista.

Domenico-Quirico

Domenico Quirico all’aeroporto di Roma-Ciampino. Accolto dal Ministro degli esteri Emma Bonino

Riportiamo l’editoriale sulla Stampa di oggi 9 settembre a firma del direttore Mario Calabresi.

Una certa idea del giornalismo

Domenico è un uomo libero. Libero di raccontare: « È stata una terribile esperienza», è la prima cosa che mi ha detto «ma sai qual è la mia idea del giornalismo: bisogna andare dove la gente soffre e ogni tanto ci tocca soffrire come loro per fare il nostro mestiere».
La notizia del suo ritorno è arrivata ieri sera, poco prima di cena: è stata un’emozione fortissima. Quando ho chiamato Giulietta, la moglie, non riuscivamo quasi a parlare, poi lei ha detto: «Non so neanche come sto, ma so che ce l’abbiamo fatta». La forza è stata di averci sempre creduto, di non aver abbandonato la speranza, di aver tenuto vivo un filo, anche in quei due primi terribili mesi nei quali non arrivava nessun segnale, quando Domenico sembrava scomparso nel nulla.
Crederci ha significato non lasciarsi sprofondare nello sconforto e non perdere la testa. Giulietta e le figlie sono state capaci di farlo, anche con un velo di ironia, tanto che per scaramanzia non avevano voluto tagliare l’erba del prato di fronte a casa, era un lavoro del papà e spettava a lui tornare e farlo.
Anche qui, al suo giornale, gli amici e colleghi hanno saputo aspettare con fiducia e hanno rispettato il silenzio, dando prova fortissima di essere una vera squadra.
Poi è arrivata quella telefonata, il 6 giugno, e avevamo sperato che tutto potesse finire in fretta. È stato durissimo rendersi conto che invece sarebbe stata ancora lunga. E durissimo è stato non farsi contagiare dalle voci e dalle segnalazioni che raccontavano che era morto.
Se oggi Domenico Quirico, che era stato rapito dopo essere entrato in Siria dal confine libanese, è stato liberato lo dobbiamo a un formidabile impegno di tutti gli apparati dello Stato che hanno lavorato al caso con una passione e una dedizione incredibili.
Avere fiducia è significato scommettere su questo lavoro coordinato dall’Unità di crisi della Farnesina – a cui hanno dato sempre il loro apporto in prima persona Emma Bonino e Enrico Letta – senza cercare strade alternative, che potevano essere allettanti ma anche disastrose.
Avevamo sperato che la svolta potesse arrivare proprio in questi giorni, prima di un possibile intervento americano in Siria che può creare ancora più caos in un’area che è al centro dei combattimenti. Se Domenico è libero è proprio perché sono stati intensificati gli sforzi per liberarlo, in una corsa contro il tempo.
Domenico ora torna a casa e da oggi non troverete più il fiocchetto giallo sulla testata del giornale, ma non dobbiamo dimenticare che in quella terra tragica resta ancora rapito Padre Dall’Oglio.
Il nostro grazie va a tutti i lettori, ai colleghi degli altri giornali, delle radio, delle televisioni e dei siti, e a tutti gli italiani che ci hanno fatto sentire la loro solidarietà e l’affetto.
Adesso Domenico potrà raccontarci questa lunga storia, ma prima di tutto dovrà tagliare l’erba.

 

Un’Ansa di oggi 9 settembre ricostruisce l’intera vicenda, fino alla liberazione

(ANSA) L’inviato de La Stampa Domenico Quirico era sparito lo scorso 9 aprile in un vero e proprio ‘buco nero’ della Siria in guerra. Con una lunga esperienza in teatri di guerra e scenari ad altissimo rischio, Quirico sembrava esser stato risucchiato nella regione tra Homs e Damasco. Ma l’ultimo contatto con lui si è il 6 giugno, quando è riuscito a chiamare per pochi istanti la moglie dopo 58 giorni di silenzio in cui si era temuto il peggio. Quirico aveva probabilmente telefonato da Qusayr, cittadina roccaforte dell’insurrezione a ridosso del confine libanese e a sud-ovest di Homs, successivamente espugnata dalle forze del regime del presidente Bashar al Assad. Le informazioni rese note da La Stampa dalla fine di aprile si erano limitate a dire che Quirico era entrato in Siria all’inizio di quel mese dalla frontiera libanese. Altre fonti ben informate avevano in seguito affermato che il giornalista italiano aveva passato il confine con lo storico e arabista belga Pierre Piccinin, anch’egli liberato. Piccinin in passato aveva gia’ accompagnato Quirico nel nord della Siria e risultava anch’egli scomparso dall’inizio di aprile. Quirico non era entrato con visto concesso dal regime di Damasco, ma era dovuto passare tramite i valichi informali tra i due Paesi, controllati da contrabbandieri ma ormai anche da milizie non sempre organiche col variegato fronte dei ribelli locali che lottano contro il presidente Bashar al Assad. Dall’inizio di aprile, le regioni siriane confinanti con Libano sono punteggiate da teatri di battaglia, in cui sono coinvolti anche miliziani libanesi di Hezbollah. L’unico corridoio aperto e – in teoria – sicuro rimaneva allora quello tra Homs e Damasco, in particolare il valico Aarsal-Yabrud. In questa zona il confine non e’ demarcato ma e’ segnato dal declivio dell’Antilibano, che a est scende verso Yabrud. Nei mesi scorsi, i ribelli siriani avevano gradualmente scalzato dal territorio il gia’ debole controllo delle forze governative di Damasco, rendendo Yabrud e il suo entroterra una zona di nessuno, solo in parte dominata dagli insorti. Yabrud e’ salita agli onori della cronaca nelle settimane passate per esser stato il rifugio di alcune bande di criminali dediti al rapimento a fini di estorsione. Alcuni libanesi sono stati di recente liberati dopo che i loro cari hanno pagato un riscatto al termine di estenuanti trattative tra i notabili di Aarsal e quelli di Yabrud. Sulle sue pendici, si aprono aspri territori di montagna desertica interrotti dagli unici due villaggi – Ras Maarra e Falita – di questo Aspromonte siriano. Sempre dalla zona di Yabrud sembra provenissero i rapitori di Paul Wood, inviato della Bbc ed esperto di teatri di guerra. Mesi fa Wood e un suo collega erano rimasti per due settimane prigionieri di una banda locale che si apprestava a chiedere il riscatto. Wood e il suo collega erano poi riusciti fortunosamente a fuggire. Oggi, dopo cinque mesi, la fine dell’odissea di Quirico, con il rientro in Italia.

9 settembre 2013