10 settembre 2013 | 12:35

Confalonieri: la sentenza Mediaset è aberrante. Travaglio: un’ammissione a costo zero

Per Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, la condanna a Berlusconi è aberrante. La ragione? I bilanci della società erano firmati da lui e non dal Cavaliere. Sono dichiarazioni che hanno suscitato varie eco sulla stampa di oggi. L’Huffington Post, ieri 9 settembre, ha messo in evidenza i passi più importanti dell’intervista realizzata per la summer school della fondazione Magna Carta e pubblicata sul Giornale di ieri.

Riportiamo un estratto dell’intervista:

“La prova che questa sentenza sia aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte. Quello che faceva il presidente del Consiglio nel 2003 è condannato a quattro anni per frode fiscale. Non stiamo parlando di altre cose, la frode fiscale è una cosa ben precisa. E poi questa frode fiscale per un gruppo che ha pagato miliardi: Fininvest 9 miliardi, Mediaset ha dato 6 miliardi all’erario da che c’è, 7 milioni e rotti avremmo frodato. E in un anno dove poi tra l’altro avevamo pagato 560 milioni di tasse, pagarne 567 non era… Però questa è la giustizia, e a un certo punto la giustizia diventa una player nella competizione. Quindi questa è una riforma che andrebbe fatta non soltanto, ripeto, nel penale ma anche nel civile e così via”. “Ma che giustizia è questa?”, si chiede Confalonieri pensando all’amico Silvio. “La vicenda Berlusconi sembra stia per chiudersi per un intervento della magistratura, cioè di un ordine dello Stato che ha sentito Berlusconi come un intruso, come un usurpatore nel mondo della politica, nella convivenza e l’ha messo nel mirino: 40 processi, procedimenti, è inutile stare a ripetere delle cifre che conoscono tutti quanti, le duemila ispezioni finché sono arrivati a una sentenza che è aberrante”. Fedele Confalonieri, amico di sempre.

Sempre ieri su Libero, la stessa intervista viene commentata da Claudio Brigliadori:

“Sentenza aberrante” – La punzecchiatura non diminuisce l’amarezza per una vicenda politica, che coincide con la Seconda Repubblica, che “sembra stia per chiudersi per un intervento della magistratura, cioè di un ordine dello Stato che ha sentito Berlusconi come un intruso”. Impossibile non elencare il Calvario giudiziario del Cavaliere: “40 processi, procedimenti, duemila ispezioni, una sentenza aberrante”. La prova dell’ingiustizia della sentenza di condanna al processo Mediaset? “E’ che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte. Quello che faceva il presidente del Consiglio nel 2003 è condannato a 4 anni per frode fiscale”. L’assurdo, sostiene Confalonieri, è che “il gruppo ha pagato miliardi in tasse. Fininvest 9 miliardi, Mediaset 6, e 7 milioni e rotti avremmo frodato. E in un anno dove poi tra l’altro avevamo pagato 560 milioni di tasse, pagarne 767 non era…”.La rivoluzione del Cav – Rischia di chiudersi così, dunque, il sogno di quella rivoluzione liberale che Berlusconi e Confalonieri hanno visto realizzarsi forse non tanto nella politica, quanto da imprenditori, tra edilizia e tv privata: “Eccolo lì, il merito politico di Berlusconi quando ancora non era politico. Perché quella è stata veramente una ventata di libertà portata nel nostro Paese”.

Gli account Twitter dei parlamentari Pdl e di Roberto Formigoni rilanciano:

 

Oggi 10 settembre. Il Messaggero ha provato a ricostruire l’intera vicenda:

«Firmavo io i bilanci, non il Cav. Eppure…»

Fedele Confalonieri, il patron di Mediaset e amico da sempre di Silvio Berlusconi, scende in campo in difesa del leader del Pdl. L’occasione è un’intervista realizzata per la Summer School della Fondazione Magna Carta e di cui ieri “il Giornale” ne ha pubblicati ampi stralci «La vicenda Berlusconi», afferma Confalonieri, «sembra stia per chiudersi per un intervento della magistratura, cioè di un ordine dello Stato che ha sentito Berlusconi come un intruso, come un usurpatore nel mondo della politica, nella convivenza e l’ha messo nel mirino: 40 processi, procedimenti, è inutile stare a ripetere delle cifre che conoscono tutti quanti, le duemila ispezioni finché sono arrivati a una sentenza che è aberrante». Secondo il capo di Mediaset, «la prova che la sentenza è aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte. Quello che faceva il presidente del Consiglio nel 2003 è condannato a quattro anni per frode fiscale. Non stiamo parlando di altre cose, la frode fiscale è una cosa ben precisa. E poi questa frode fiscale per un gruppo che ha pagato miliardi: Fininvest 9 miliardi, Mediaset ha dato 6 miliardi all’erario da che c’è, 7 milioni e rotti avremmo frodato. E in un anno dove poi tra l’altro avevamo pagato 560 milioni di tasse, pagarne 567 non era… Però questa è la giustizia». Le parole di Confalonieri per Maria Stella Gelmini, «sono molto istruttive, dimostrano che la giustizia non conosce, nei confronti di Berlusconi, l’equilibrio che ogni cittadino si aspetta e pretende».

Marco Travaglio alza la temperatura. Per l’editorialista del Fatto quotidiano l’intervista a Confalonieri è un’immolazione. Ecco una porzione del suo articolo di oggi:

Sacrifici umani

Ieri un altro kamikaze, Fedele Confalonieri, ha tentato di farsi esplodere sul Senato con un’intervista al sito di Magna Carta ripreso dal Pornale: “La prova che la condanna di B. è aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci Mediaset, sono stato assolto”. Ecco di cosa avranno parlato lui e Napolitano, nell’amorevole colloquio dell’altro giorno. Naturalmente il disperato tentativo di immolarsi per l’amico Silvio è a costo zero (essendo già stato assolto, non può più essere riprocessato per lo stesso reato: ne bis in idem). E addirittura controproducente: l’assoluzione di Confalonieri al processo Mediaset rafforza la condanna di B. e dimostra che i giudici non condannano alcuno perché “non poteva non sapere” (“È fortemente plausibile” – scrive la
Corte d’appello – che Confalonieri, per le sue cariche aziendali e la vicinanza a B. “fosse a conoscenza della frode e, violando i suoi precisi doveri, nulla abbia fatto” per fermarla; ma ciò
non basta a condannarlo). Non per questo il gesto del fedele Fidel è meno encomiabile e commovente. Il novello Salvo d’Acquisto carica sulle sue spalle le colpe di Silvio (“prendete me”), subentrando nel ruolo di scudo umano a Paolo B., ormai inservibile dopo varie assoluzioni dai reati che invano confessava per conto del fratello finendo in galera al posto suo.