10 settembre 2013 | 15:26

Modelli e prospettive del videogiornalismo. Quattro strategie di successo

Il mercato dei video online è già enorme, e sta crescendo. Per le nuove generazioni è un mezzo naturale e gli investitori pubblicitari già da tempo producono contenuti all’interno dei video oltre ai tradizionali banner. Ed ecco perché nel Regno Unito molti editori tradizionalmente legati alla parola scritta e alle immagini stanno puntando alla produzione dei contenuti video.

Per farlo è necessario riorganizzare le proprie risorse editoriali e, più importante, rendere monetizzabile il processo. Jasper Jackson sul The Media Briefing ha intervistato i responsabili video del Guardian, di Vice Media, di Estates Gazette e di Johnson Press. Quattro modelli di produzione e quattro prospettive diverse.

1. Pubblicità pagata meglio e utenti fidelizzati. Dipesh Morjaria, multimedia business director del Guardian spiega la sua strategia
La redazione ha un team specializzato di 25 persone e 5 studi di registrazione audio-video. E gli investimenti fatti ripagano sia dal punto di vista commerciale che editoriale.
Il videoracconto di Edward Snowden è un esempio perfetto di come certi tipi di storia si prestino meglio a esser raccontati con una videocamera.

Inoltre chi guarda questo tipo di contenuti è un utente fedele e visita il sito spesso. Ci rimane a lungo e legge con attenzione gli articoli.
Dal punto di vista commerciale, la pubblicità video ha un cpm più alto. Il cost per mille è un’unità di misura per la remunerazione della pubblicità online, fissa il prezzo per mille visualizzazioni di pagina. Anche agli sponsor i video piacciono.
Il Guardian produce video in diversi formati ma ci tiene a mantenere l’identità della testata (niente gattini).
Poi, nel lungo periodo, Morjaria dà un’impronta strategica alla produzione analizzando i dati e guardando all’engagement del lettore e ai commenti.
Il quotidiano inglese pubblica sia sul proprio sito, sia su Youtube dove, spiega il responsabile multimedia, si raggiunge un target più giovane. In futuro però i video caricati su Youtube saranno di meno e più mirati

2. Video brevi e gratuiti su un giornale protetto da paywall. Il caso dell’Estates Gazette raccontato da Damian Wild.

L’Estates Gazette è un giornale dedicato al mondo delle proprietà immobiliari. All’inizio il pubblico non era pronto ai video, dichiara il Wild. “Quando abbiamo lanciato il canale i lettori non ci hanno seguiti, ma negli ultimi due-tre anni le cose sono cambiate”. Al giornale c’è un un redattore che si occupa a tempo pieno del multimedia, oltre ai collaboratori esterni. La maggior parte dei contenuti online è a pagamento, ma la visione dei video è gratuita. Ciò permette di catturare un’audience maggiore.

Con questa strategia è stato possibile tracciare le visite e capire quali argomenti hanno successo. I videotour degli edifici appena aperti sono molto popolari, mentre le interviste fanno grandi numeri. I filmati brevi funzionano meglio. Così le registrazioni di contenuti più lunghi vengono divisi in più parti. La durata media dei contentui è di tre minuti, con punte di 5-6 minuti per gli approfondimenti, racconta Wild. “Nel futuro produrremo più video, perché il nostro pubblico ne vuole sempre di più”.

3. Video lunghi, qualità elevata e fedeltà alla testata. Al Brown, capo della sezione video di Vice Media

Al contrario degli altri casi presentati da Jackson, Vice ha spostato quasi tutta la sua attenzione nella produzione di filmati. Il sito ospita documentari e una vera e propria programmazione e i contenuti durano in media 25 minuti. Anche se a volte divide i reportage in porzioni più brevi.
Ci sono molti produttori e videogiornalisti, ma lavorano tutti in piccoli team “per mantenere bassi i costi, ma anche per essere veloci e reattivi. Possono entrare in azione velocemente. Ma la rapidità non va a discapito della qualità”, commenta Brown.

Molti video sono preceduti da spot pubblicitari, ma ci sono anche contenuti sponsorizzati da colossi come Intel. Anche per Vice, mantenersi fedeli alla testata è importante. I contenuti cartacei sono sempre qualcosa con cui confrontarsi: “lo stesso articolo può essere presentato in video, ma se non ha successo è inutile filmare la stessa storia”, precisa il responsabile dei video.
“Nel giornalismo i video sono ciò che più si avvicina a un attrezzo da lavoro. Bisogna usarlo per trarne il massimo, ma è l’identità non deve perdersi nel montaggio”.

4. Bassa risoluzione ma storie interessanti. Paul Napier, direttore dello svilluppo editoriale di Johnston Press, network editoriale dedicato alla stampa locale

All’inizio 2013 l’editore ha dotato tutti i suoi 1400 giornalisti di smartphone nuovi, per aumentare la quantità della produzione video. E la strategia sembra stia funzionando: da luglio sono stati caricati sul sito 4500 video.
Il piano di fondo è “qualità video mediocre ma contenuti di grande interesse. Per le notizie locali è la migliore strategia, non sono storie per la Bbc”, commenta Napier.
Eppure alla Johnston Press stanno addestrando dei “video champion” in grado di creare progetti video complessi e trasmettere conoscenze agli altri colleghi.
Anche in questo caso i ricavi vengono dagli spot pubblicitari all’inizio dei filmati ma sono già in corso sperimentazioni su pubblicità contestualizzate e advertise più orientato al target.
“Il brand è importante ma ma è impensabile che all’online venga dedicato lo stesso tempo che al cartaceo. I lettori di Johnston Press dedicano 40 minuti del proprio tempo giornaliero alla consultazione del quotidiano. Sul web tutto dev’essere più breve e i contenuti devono essere orientati a catturare l’attenzione”.