11 settembre 2013 | 16:50

Il lettore medio è uno spettro e l’editoria dovrebbe smettere di inseguirlo

“I contenuti non interattivi, pensati per un lettore medio, dovrebbero smettere di esistere”. Lo scrive su inma.org Anette Novak, da poco nominata ceo dell’Interactive Institute Swedish ICT, un istituto di ricerca no profit specializzato in user experience e interaction design applicato all’innovazione.

La Svezia è attualmente al secondo posto nel Global Innovation Index e lì sono nate internet company di successo come Skype e Spotify.

Per Novak “non ci sono più masse nei media di massa”. Ci sono:

Linda, 19 anni. È dislessica e perciò ama Snapchat. Le piacciono anche i graffiti e cucinare.

Dieter, 28 anni. Ha tutti gli ultimi aggeggi tecnologici. Ha un’ossessione per le chitarre elettriche e passa il suo tempo su forum dove si discute come una singola vite influenza il suono di uno strumento musicale.

Sandra, 85 anni. Ha un vecchio cellulare e non manda sms perché non ci vede bene. Non ha computer. Le piacciono i cruciverba e la tv.

L’istituto svedese ha ricavato queste personalità basandosi su casi reali, intervistati per un progetto in corso. La ricerca è stata commissionata dal gigante dei media Bonnier per Grid, conferenza sullo storytelling organizzata in grande stile.

“l’incontro con queste persone vere fa riflettere sugli errori da evitare quando si lancia una campagna online di abbonamenti”, commenta Novak.

I media tradizionali costruiscono una selezione di argomenti e punti di vista in grado di interessare il pubblico più ampio possibile. In questo processo le redazioni finiscono per pensare a un lettore ideale a cui rivolgersi.

Negli ultimi vent’anni l’avvento del digitale ha dischiuso nuove possibilità: contenuti diversi pensati per destinatari diversi. Novak suggerisce una combinazione di esperti di dati, sviluppatori e redattori per diversificare i contenuti e pubblicarli al momento giusto.

Un esempio concreto è l’aggregatore di foto Foap. Foap è di Malmö (Sud della Svezia) e si ispira alle dinamiche dei vigeogiochi per attirare gli utenti. Ha più 500 mila iscritti in tutto per il mondo. Chi carica le foto sulla piattaforma riceve un compenso e la sottoscrizione al servizio costa 10 dollari al mese. Foap utilizza tecniche di Onboarding per dare ai nuovi utenti conoscenze necessarie a categorizzare al meglio i propri scatti, per renderli meglio vendibili.

Quest’esperienza è la base per il consiglio (quasi un’ammonizione) di Anette Novak: “Non chiedere ai lettori denaro senza offrirgli in cambio qualcosa di concreto”.