12 settembre 2013 | 17:12

Scetticismo su BuzzFeed. Può essere New York Times e Twitter insieme?

L’occasione è un’inchiesta esclusiva: alcuni giornalisti statunitensi accetterebbero denaro da governi stranieri per scrivere articoli addomesticati. Tutto ciò assieme ai gattini che hanno fatto il successo di BuzzFeed.  La domanda che vien fuori è “Ma che cos’è davvero BuzzFeed?” e se la fa Jeff John Roberts su Paid Content.

Questi contenuti che, per la filosofia di BuzzFeed, vengono sparati sui social network, generano molta confusione e hanno sollevato un problema legato alla natura del medium. Secondo PandoDaily “non si può essere allo stesso tempo un editore come il New York Times e una piattaforma come Twitter”.

BuzzFeed ha un successo innegabile, ma questa natura ibrida può portare alla sua implosione. E può portare tanto i lettori quanto gli investitori pubblicitari a guardare altrove, verso siti che hanno davvero una loro linea editoriale.

Il nuovo design del sito punta a risolvere il problema con la nuova “community section”, nella quale un utente può scrivere una storia e sottoporla allo staff di BuzzFeed. Se viene approvata finisce in quel meccanismo virale che garantisce milioni di lettori. Ma, Roberts nota che, per ora i lettori sono confusi: non riescono a distinguere l’advertise, i contenuti generati dagli utenti e quelli dalla redazione.

Per Ben Smith, caporedattore di BuzzFeed, è un problema che riguarda tutta l’industria dei media, non solo il suo sito. Ed è un momento particolare per la compagnia, che ha appena dichiarato di aver iniziato a generare profitti. Ma anche il business plan della società ha molti punti oscuri. Se l’è chiesto Peter Kafka su All Things D: non si sa chi ha certificato i numeri di BuzzFeed e un buon giornalista dovrebbe chiederselo. Nella compagnia nessuno infatti ne parla.

Per Smith, New York Times e Twitter possono convivere su un’unica piattaforma, e questa è la sfida del futuro. La tecnologia di BuzzFeed rende facile pubblicare, e i milioni di visitatori fanno il resto. Ma le pagine gestite dalla comunità possono finire per essere prodotte dagli stessi brand che dovrebbero investire in pubblicità e neutralizzare così la profittabilità del sito.