13 settembre 2013 | 16:20

L’e-governance secondo il presidente Icann, Fadi Chehadé: servono regole per governare la rete in modo paritario

Fadi Chehadé, presidente dell’ Internet Corporation for assigned names and numbers (Icann) è intervenuto all’Icann Studienkreis, una delle più importanti occasioni annuali di approfondimento sul futuro di internet e sulla sua governance, per la prima volta in Italia, il 12 e il 13 settembre 2013 presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.

Dai nomi di dominio, alle nuove reti fino al discusso concetto di ‘multistakeholderism’, questi i temi caldi affrontati al meeting a cui hanno partecipato su invito un gruppo selezionato di esperti provenienti dai vari settori di internet.
In un’ intervista rilasciata da Chehadé a Wired, il presidente Icann si pronuncia circa l’Internet Governance Forum, incoraggiando un modello teorico sostenibile e paritario di decision making.

Fadi Chehadé

Fadi Chehadé, presidente Icann (foto: hotelessencephotography.com)

Ecco l’intervista completa a Fadi Chehadé su wired.it:

“Se noi tutti, noi portatori di interesse di Internet, non lavoriamo insieme, arriveremo presto ad un punto in cui le soluzioni per la Rete, anche tecniche, non saranno più attuabili né incrementabili”. Se dovessimo scegliere una frase per riassumere il pensiero di Fadi Chehadé, presidente dell’ Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), sulla Internet Governance, sarebbe questa.

Il multistakeholderism, ossia la partecipazione di tutti coloro che alla Rete prendono variamente parte, è stato il concetto chiave delle riflessioni che Chehadé ha portato all’ Icann Studienkries, un meeting che ogni anno riunisce alcuni tra i maggiori esperti mondiali della Rete e che quest’anno si tiene per la prima volta in Italia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’ Area della Ricerca del Cnr, grazie alla volontà del direttore dell’Istituto di informatica e telematica (Iit), Domenico Laforenza, e a Stefano Trumpy, oltre che Iit, rappresentante del governo italiano in Icann.

E-governance di Internet e Icann non sono sicuramente argomenti distinguibili. L’Icann, ente di diritto privato non-profit che si occupa innanzitutto della gestione tecnica della Rete, dei dominii e della loro unicità di indirizzamento, nato nel 1998 sotto l’egida del governo statunitense, è stato a lungo accusato di essere troppo Usa-centrico e di non tenere quindi in giusto conto le esigenze del resto del pianeta.

Di certo è anche per questa ragione che, circa un anno fa, a dirigere questa istituzione è stato scelto Fadi Chehadé, che ha tre nazionalità, parla numerose lingue (tra cui l’italiano), ha vissuto in molte zone del mondo, e che, appena gli si parla, dà l’impressione immediata di una persona capace di ascoltare davvero. 

Anche per questo quando parla di multistakeholderism, concetto invocato, osannato, tradito, vituperato, e posto alla base degli Internet Governance Forum delle Nazioni unite è davvero in grado di interessare il suo uditorio.

“ Che la governance di Internet non sia ancora giunta a un modello maturo è innegabile. Come è altrettanto innegabile che Internet, per la quasi totalità in mani private, non possa essere governata da una sola delle componenti, che si parli di governi, settore privato, comunità tecniche o società civile”, afferma Chehadé. 

E se il multistakeholderism in sede degli Internet Governance Forum, in particolare degli ultimi, è stata criticata come pratica in realtà vuota di incidenza, uno stato ideale a cui tendere, ma scarsamente raggiunto (è il settore business che ha i quattrini e i governi che stabiliscono le regole), Chehadé rilancia: quello verso cui dobbiamo puntare è il multi-equal-stakeholder, ossia non solo consentire a tutti i portatori di interesse della Rete di prendere parte al suo sviluppo, ma garantire che lo facciano in modo paritario. Ma come può concretizzarsi questo ulteriore passaggio se è già così difficile ottenere il primo? 

Chehadé non ha dubbi: occorre partire innanzitutto dalla definizione di un modello teorico sostenibile di decision making. Abbiamo bisogno di regole, che l’interazione dal basso non è del tutto in grado di far emergere spontaneamente.

Per trovare soluzioni concrete, Chehadé comincia a sperimentare in casa propria, in quell’Icann, che in questo periodo sta affrontando la complicatissima battaglia sull’ assegnazione dei nuovi nomi a dominio generici (Gtld), decisiva per il futuro economico di tante realtà produttive (questione illustrata molto bene da Akram Atallah, presidente della divisione dei domini generici di Icann, in un articolo sul New York Times).

Chehadé ci dice che anche per la soluzione delle tante controversie sui Gtld occorre mettere a punto un processo decisionale più efficace. Il broad consensus, il consenso ampio, il metodo che utilizza Icann per assumere decisioni, è quello più opportuno, ma deve essere migliorato mediante confini e prassi più definiti. 

A garantire un reale multistakeholderism infatti, non basta rendere l’Icann meno Usa-centrico, allargando, per esempio, la base di rappresentanza, del Governmental Advisory Committee (Gac), che a oggi conta, dopo un rapido incremento, quasi 140 governi) o globalizzando Icann mediante la creazione di altri quartieri generali, oltre a quello di Los Angeles, a Istanbul e Singapore. 

Insieme a queste misure occorre anche stabilire regole più certe.

Icann prova a migliorare, ma non è né Icann, né l’ Itu, che rappresenta solo i governi, a poter diventare l’istituzione globale di cui il pianeta ha bisogno per la gestione di tutti gli aspetti della Internet governance. 

E gli Internet Governance Forum? “ Gli Igf sono ancora in tempo a diventare questo luogo, ma occorre che si muovano nella medesima direzione del multi-equal-stakeholder e attuino alcune condizioni”, ci risponde Chehadé: “ Un più deciso commitment mondiale, non solo da parte delle Nazioni Unite, ma da parte degli stessi portatori di interesse; un sistema definito e stabile di finanziamento, con la partecipazione in particolare del settore business (il costo medio di ciascun Igf è di 2 milioni di dollari); la definizione in modo più chiara del percorso decisionale e di lavoro pur nell’ambito del decision shaping che caratterizza gli Igf (cioè si delineano le scelte e indirizzi ma non decide in quella sede); in ultimo la formalizzazione dei flussi tra i vari livelli di governance, ossia sapere come un Igf nazionale deve riportare i propri risultati a quello europeo e come, a loro volta, gli Igf regionali devono riportare alle Nazioni unite”.

Accordo su problemi e soluzioni è stato espresso anche dagli esponenti del nostro governo che hanno partecipato all’ Icann Studienkries, Rita Forsi, direttore generale dell’ Iscom, e Antonio Amendola, consigliere del vice ministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà, in questi giorni impegnati, tra le altre cose, con le questioni di casa nostra relative ad alcuni dei Gtld che Icann ha reso disponibili.