13 settembre 2013 | 17:16

La gentilezza ha effetto sui commentatori violenti? Un piccolo vademecum

“Se un cittadino arrabbiato, un preside, un politico o un semplice abbonato non hanno riversato su di voi, almeno una volta, il loro odio, non state facendo bene il vostro lavoro”, lo ha scritto Angela Washeck su 10,000 words, rivolgendosi ai giornalisti. Ma come comportarsi con gli haters, definizione sintetica che racchiude tutti i tipi di commentatori violenti?

Nel web si è sotto l’occhio vigile dei lettori. Trasparenza è la parola chiave. Ma con email e numeri di telefono a disposizione di tutti a volte i messaggi d’odio sono ingiustificati, soprattutto quando un articolo è costato tempo, fatica ed è stato verificato e controverificato.

Ci si può consolare: se non ci sono critiche vuol dire che il lavoro di un giornalista non è stato preso sul serio, o non è stato letto affatto. Oppure si può rimpiangere l’era in cui l’informazione era una torre d’avorio, ma questo è senza senso. Con il sangue che bolle nelle vene una reazione istintiva può essere molto dannosa. Angela Washeck ha creato un piccolo vademecum, che riportiamo:

Mantenere la calma assoluta, non cadere nelle provocazioni.
Reagire in modo scomposto può costare il posto di lavoro, nel migliore dei casi tempo ed energie.

Ricordarsi del prestigio della propria testata.
Un giornalista è un individuo e ha autonomia di critica e di pensiero, per calmarsi bisogna pensare che le critiche non sono personali (anche quando lo sono), ma riguardano la testata, un’entità più ampia con la sua reputazione e i suoi difetti.

Essere gentili è frustrante (per chi vi odia).
Alle critiche spesso scomposte non si può rispondere in modo razionale, perché l’odio è irrazionale. Rispondere educatamente è l’unica cosa da fare.