16 settembre 2013 | 10:21

I talk show non sono in crisi, lo dimostrano i primi dati sugli ascolti

Tra dibattiti “metallari” come quello Santanchè-Travaglio a La Gabbia di Paragone e Porta a Porta, che guadagna 400 mila spettatori grazie alla puntata su Renzi, i talk show non sembrano passarsela male. A una settimana dall’avvio dei principali programmi di approfondimento politico, Stefano Balassone su Europa del 13 settembre commenta i primi dati sugli ascolti, che riportiamo:

Sono cominciate alla grande, sulla stampa, che come si sa è sempre in attesa del crollo della tv, le discussioni sulla “crisi” dei talk show politici. A giudicare dalle cifre della prima settimana, quella in corso, ci sono sì dei movimenti, ma contradditori. Piazza Pulita e Quinta colonna, i rivali del lunedì sera, perdono ciascuno qualcosa rispetto ai loro esordi del 2012, ma allora non si scontravano tra loro perché gli esordi furono in giorni separati e senza altri talk concorrenti. E comunque le variazioni non sono un granché, perché i loro profili di pubblico sono talmente diversi che pur essendo contemporanei non si pestano granché i piedi.

E come è andata col passaggio di staffetta fra L’Infedele di Gad Lerner e La Gabbia di Gianluigi Paragone? Benissimo per Paragone (e per Cairo) che portano a casa quasi due punti di share in più (nel prime time) corrispondenti a quasi seicentomila spettatori (medi). E solo noi, seguaci antichi dell’Infedele, sappiamo quanto ci costa ammetterlo e rassegnarci a non trovare più quel contributo informativo per ritrovarci invece a fare a cazzotti nella Gabbia del dibattito metallaro! Anche perché, tanto per girare il coltello nella piaga, ad accorrere più numeroso da Paragone è stato, sì, il popolo-popolo con la licenza elementare, ma, subito a seguire, proprio i laureati (tutti uniti comunque nel gruppo dei “maschi del Nord”).

E, lasciando i talk show “arena”, come va con quelli in formato salotto? Otto e Mezzo non ha di che lamentarsi perché finora rastrella ogni giorno una media di 23mila spettatori in più rispetto all’anno passato. Ma chi fa il botto vero è Porta a Porta che cresce quasi di quattro punti di share, pari, nella sua fascia oraria, a quattrocentomila spettatori. Un vero balzo, cui ha prevalentemente contributo la puntata con il Renzi reduce dal suo “tsunami tour” nelle feste del Pd; la puntata della «seggiola» (dell’amico Letta Enrico) e del «game over» (del nemico, pardon avversario, Berlusconi Silvio).

Da renziani della seconda ora, ce ne siamo compiaciuti, anche se andando a frugare nei dati intravediamo l’insidia: l’interesse per Renzi è strabordante nel Nord Ovest, nel Centro e fra i maschi. Addirittura stellare fra i giovani fino a 24 anni. Molto contenuto fra le donne, forse perché a ben guardare, il suo discorso è molto “politico”, tant’è che Vespa, che la sa lunga ed è pronto ai tempi e ai leader nuovi, ha cercato già di metterci una pezza con l’aiuto della nonna del leader rampante (che qui ha svolto la funzione umanizzante del risotto di D’Alema). Gli altri punti deboli sembrano essere il Sud, che alla “politica” ci crede poco da sempre, e il Nord Est con i padroncini ossessionati dalle tasse (e Renzi li incontrerà di sicuro se e quando andrà nella Gabbia di Paragone o da Del Debbio, l’intellettuale popolano) e i loro ex dipendenti ossessionati dal non essere neppure tassabili.

Fossimo in Renzi, incassate ormai le speranze dell’Italia più politica, ci sforzeremmo di mettere in agenda queste tre suggestioni che l’Italia impolitica gli trasmette attraverso Auditel. E poi non dica che non è stato avvisato.