16 settembre 2013 | 16:26

ll Guardian incalza Bezos: ecco cosa dovrebbe fare per il Washington Post

Tanta attenzione al discorso rassicurante di Jeff Bezos sul suo nuovo acquisto, il Washington post. Ma qual è il suo piano editoriale? Fréderic Filloux sul Guardian di oggi 16 settembre racconta in modo analitico che cosa potrebbe fare il fondatore di Amazon.

1. Il giornale cartaceo sparirà?
La risposta breve è no: non ancora e non del tutto. Ci sono ancora lettori disposti a pagare un’edizione cartacea. Tra questi, una parte sempre più ristretta pagherebbe qualunque prezzo per avere il giornale consegnato ogni giorno a casa: i prezzi dei quotidiani continuano a salire e 2 dollari e 2 euro per giornali ad alta qualità non sono più la soglia psicologica oltre la quale non si può andare. L’aumento dei prezzi compensa la riduzione degli introiti pubblicitari.
Mantenere le rotative in funzione ha un secondo vantaggio: non rinunciare alla pubblicità su carta, che costa 10 o 15 volte di più di qualunque corrispettivo digitale, questa differenza “A essere onesti dimostra il completo fallimento dei prodotti digitali”, commenta Filloux che poi si chiede: “quanto durerà tutto questo?”. Per il giornalista del Guardian circa cinque anni e poi si chiede ancora: “chi crede che la lenzuolata paleolitica del Washington Post possa durare ancora?”.

il Washington Post di domenica 15 settembre

Bezos potrebbe allora assumere art director moderni per ridisegnare il layout e introdurre un formato più agile, come il berlinese. Per quanto riguarda la distribuzione, per Filloux non c’è ragione di avere un giornale stampato quotidianamente a livello nazionale.

2. Prodotti digitali
Il plurale è d’obbligo. Un editore deve considerare almeno tre formati: il web, gli smartphone e i tablet. Filloux promuove il sito web del WaPo e riconosce che il mobile si sta rivelando più complicato del previsto: integrare il conto del telefono con gli abbonamenti è fondamentale. Il giornalista è scettico sul mobile advertise: “è cresciuto, ma è diventato da infinitesimale a insignificante”. E i media tradizionali hanno molte difficoltà a entrare nell’ottica delle notizie da venti parole, come Circa: è qualcosa su cui il Post dovrà lavorare.

3. Monetizzare è più facile con i tablet
Il 60% dei lettori del Post ha un iPad ma l’edizione digitale dei quotidiani tradizionali è basata sul pdf (un file pesante e non ottimizzato) ed è una replica del cartaceo. Filloux fa notare che mentre ha quasi finito di scrivere il suo articolo il download del WaPo digitale è fermo al 20%.
Superare il pdf implica il ripensamento del layout della versione cartacea. Un vero formato digitale può essere un moltiplicatore dei lettori: le edizioni digitali del New York Times hanno 50 milioni di lettori, 50 volte le copie dirate ogni giorno.
L’identità della testata è importante ma il pdf è una tecnologia del 1993. Chi continua a utilizzarla dimostra “la stessa ostinazione di un meccanico dell’Havana che continua nostalgico a riparare un’auto del 1956″, osserva il giornalista del Guardian.

4. L’innovazione cambia rotta
Negli ultimi decenni, la modernizzazione dell’editoria a stampa è stata guidata dai periodici non dai quotidiani, sotto tutti i punti di vista: dalla grafica, al marketing, alla pubblicità. Adesso però questo fattore d’innovazione sta morendo perché la stampa, il vettore del cambiamento, non ha più forza. Ora il nuovo traino è il digitale. Per Filloux l’esempio da non seguire è Condé Nast: “le sue app sono elementari e si bloccano”, invece più brillanti sono Fast Company e Business Week. Anche il New York Times sta per lanciare un’edizione digitale e così anche ProPublica.

5. Assumere persone che pensino in modo non convenzionale.
Filloux, commenta caustico: “Bezos dovrebbe fare di più che rivolgersi a Norman Foster e Rem Koolhas o gli esperti di Nbbj, che hanno costruito il quartier generale di Amazon”. La sperimentazione dev’essere guidata da talenti del design e potrebbe far bene all’eccellenza giornalista del Post, conclude l’articolo del Guardian.