16 settembre 2013 | 17:21

Il Post condannato per i link ai siti pirata sul calcio

Il Tribunale civile di Roma ha ordinato  al Post di non dare più nessuna informazione sui siti che trasmettono le partite di calcio in streaming senza averne i diritti. E di non linkare più l’articolo di approfondimento che il giornale online diretto da Luca Sofri aveva pubblicato sull’argomento alcuni mesi fa.

I particolari di questa decisione – molto discussa sulla Rete – e i fatti che l’hanno originata sono raccontati dal Post in un lungo articolo che ripercorre tutte le tappe della vicenda.

La storia inizia nell’agosto 2010 con la pubblicazione di un articolo intitolato ‘Guardare i Mondiali in streaming’, che forniva indicazioni utili su come seguire le partite sul pc per chi non poteva guardarle sulla tv. L’articolo riscuote un certo interesse e l’iniziativa viene quindi ripetuta nei mesi seguenti, in occasione di altri eventi sportivi.

Luca Sofri, fondatore e direttore del Post.

Nell’ottobre 2010 uno dei soci del Post, la società Banzai, riceve una lettera da parte di uno studio legale romano, che per conto di Rti-Mediaset diffida il giornale on line dal pubblicare informazioni che “facilitino l’accesso alla diffusione illecita dei contenuti di Rti” e invitava a rimuovere entro 24 ore tutti i contenuti del genere.

Venuto a conoscenza della diffida, Il Post decide di non pubblicare i link ai siti che trasmettono le partite ma di segnalare solo le home page dei motori di ricerca che raccolgono tra le altre cose indicazioni su quei siti.

Nel febbraio 2013 il giornale di Sofri pubblica un articolo di approfondimento sul tema dei ‘siti pirata’, senza fare link né nomi specifici. Arriva una nuova diffida, questa volta da parte della Lega Calcio, che chiede di rimuovere l’articolo. Il Post rifiuta

Rti si rivolge al Tribunale civile di Roma per chiedere che sia eliminato dal Post qualsiasi riferimento all’esistenza di siti che trasmettano illegittimamente il calcio italiano in streaming.

Il 2 maggio si tiene l’udienza. Un mese dopo arriva l’ordinanza del giudice che, accogliendo le richieste di Rti e della Lega calcio, ordina  al Post di non dare più nessuna informazione sull’esistenza di siti che trasmettano le partite senza averne i diritti. E di non linkare più l’articolo di approfondimento sull’argomento.

Una decisone che – osserva Il Post – solleva molte questioni sui diritti video, sul diritto di cronaca e sulla responsabilità nell’uso dei link.