17 settembre 2013 | 9:56

Giovanni Minoli: la tv ha trasformato i politici in soubrette. Consiglierei i faccia a faccia con i giornalisti

Il giornalista ed ex manager Rai che  ha lanciato con Mixer le interviste faccia a faccia con i politici, e che sta per debuttare su Radio24 con il nuovo programma Mix 24, va giù duro in una intervista con Massimiliano Lenzi pubblicata oggi sul Tempo: “Il punto è che nello scontro tra la politica e la televisione  ha perso la politica e ha vinto la tv [...] Perche’ ha trasformato i politici in delle soubrette, delle macchiette. La televisione ha distrutto la politica, la sua credibilita’, lo ha fatto con i talk show dove i politici fanno a cazzotti per andare . Per titillare la loro vanità”.

Riportiamo l’intervista integrale a pagina 33 del quotidiano:

«Come sta il talk show? Io sono quello che li ha ammazzati per primo». Ride, Giovanni Minoli, mentre rivendica di essere l’uccisore del talk. Lui, l’inventore di Mixer, conduttore de La Storia siamo noi, quando gli chiediamo della salute dei talk show moltiplicatisi, come i pani ed i pesci nel miracolo di Gesù, dice che «non è quello il punto chiave». Allora ci dica lei Minoli, quale sarebbe il punto chiave? Il punto è che nello scontro tra la politica e la televisione ha perso la politica e vinto la tv. Sa perché ha vinto? Perché ha trasformato i politici in delle soubrette, delle macchiette. La televisione ha distrutto la politica, la sua credibilità, lo ha fatto con i talk show dove i politici fanno a cazzotti per andare. Per titillare la loro vanità. E io sono pure in grado di dirle quale è il punto più basso raggiunto dalla politica. È stato quando Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani sono andati a leggere le 10 domandine nel programma di Fabio Fazio, Vieni via con me. In quel momento si sono trasformati in vallette del conduttore. Via, per così poco, una ospitata? Deve vedere la cosa in un orizzonte più ampio. Il problema centrale e la ragione stessa della politica sono i contenuti delle parole che devono essere attaccati al significato. Se tu – come accade nei talk – le sganci del senso le parole, beh questo sganciamento produce un effetto. Un effetto che ha un racconto progressivo. E sarebbe? Di dimostrare che i politici sono dei pagliacci. Anzitutto a vederli sempre in tv, a tutte le ore, ci si chiede cosa facciano durante il giorno. Ci si domanda: ma quando lavorano? Ma questa è una considerazione laterale. Più nel merito il talk show ha questa sua struttura drammaturgica e narrativa che smista le parti, i ruoli. E lo si capisce da cosa ci si ricorda di un talk: il conduttore che è il capocomico, oppure chi va e fa la rissa. Scusi, ma se lei fosse lo spin doctor di un politico dove diavolo lo manderebbe per comunicare il suo pensiero al grande pubblico? Se io fossi lo spin doctor di un politico consiglierei al politico di fare gli one to one. I faccia a faccia con il giornalista, quelli che a Mixer io ho ideato. Scusi, ma non vede nel politico ospite unico di un giornalista il rischio di genere di una intervista appecoronata? Quello dipende dai giornalisti, di cui non si parla mai della loro responsabilità. E della loro capacità di far domande. A proposito di domande, una devo fargliela. Un pezzo importante del suo gruppo di lavoro è finito a Virus, su Rai 2, programma condotto dal collega Nicola Porro. Ma quello non è un talk? Appunto, è finito lì. Ci sono i più grandi professionisti del racconto per immagini che sono stati emarginati perché Nicola, che è un bravo giornalista e che ha avuto una occasione importante, che avrebbe il virus di essere non di sinistra, in realtà oggi fa un talk e basta. Cosa dovrebbe fare secondo lei? Avrebbero dovuto fondersi due anime, perché la televisione – spesso in tanti, troppi, se lo dimenticano – è racconto per immagini. Casaleggio ha detto a Cernobbio che il futuro sarà del web, altro che tv. Cosa pensa di questo? Ma cosa vuol dire il web. Il web è tante cose insieme. Dire il web equivale a dire il cinema, il teatro, la televisione. E poi sostenere che il web ucciderà il resto non è nuova. Quando arrivò il cinema dissero che avrebbe messo ko il teatro, poi fu la volta della televisione che avrebbe dovuto assassinare il cinema. Vede il problema sono sempre i contenuti non il media che li veicola. Il problema è capire il linguaggio del web. Si ricorda quando ci chiamavano televisioni libere? Si, le prime tv private. Ma che c’azzecca scusi? Piano piano le televisioni libere private son diventate le televisioni di Berlusconi. Vuol dire che si verificheranno accentramenti e grandi gruppi editoriali anche sul web? Certo, io vedo quel rischio anche sul web. Prenda Youtube, a forza di avere materiali gratis dappertutto prima o poi dovrà pagarli e li selezionerà. Dovrà selezionarli. E poi non si deve mai dimenticare che esiste la necessità del racconto, della narrazione. È un problema di professionalità. Nella fiction c’è. Ma anche nei talk c’è. Quando le parlavo di capocomico-conduttore e di politici-soubrette. Quella è una narrazione. Se potesse fare un programma oggi, che farebbe? Lo farò, dalle 9 alle 11, su Radio 24, dal lunedì al venerdì e si chiamerà Mix 24.