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17 settembre 2013 | 14:56

La Cassazione respinge il ricorso di Fininvest contro Cir

Fonte: Ansa

(ANSA) La Cassazione ha respinto il ricorso della Fininvest contro la Cir per il risarcimento del Lodo Mondadori, che rimane confermato con un ritocco al ribasso, un taglio di circa 23 milioni di euro sulla cifra liquidata dai giudici e pari a 564,2 milioni di euro. Lo scrive la Cassazione. In particolare, la Suprema Corte, nel verdetto appena depositato dalla terza sezione civile e relativa all’udienza svoltasi lo scorso giugno, ha accolto solo, e in parte, uno dei motivi della difesa Fininvest, il 13/o, inerente il reclamo per l’eccessiva valutazione delle azioni del gruppo L’Espresso. Sul punto i supremi giudici hanno “cassato senza rinvio il capo della sentenza di appello contenente la liquidazione del danno in via equitativa, come stimata nella misura del 15% del danno patrimoniale già liquidato”. (ANSA, 17 settembre 2013)

Carlo De Benedetti, ex presidente Cir (foto Olycom)

Carlo De Benedetti, ex presidente Cir (foto Olycom)

Venticinque anni fa la Fininvest di Silvio Berlusconi si assicurò il controllo della casa editrice Mondadori – nella ‘guerra di Segrate’ con la Cir di Carlo De Benedetti – mediante la corruzione del giudice romano Vittorio Metta realizzata dall’avvocato Cesare Previti ‘intraneo’ al gruppo del Biscione e delegato tra l’altro proprio ad ‘acquistare’ a suon di mazzette le sentenze favorevoli. E’ la conclusione alla quale è arrivata la Cassazione nelle 185 pagine che contengono il verdetto sul Lodo e che sono state depositate oggi, dopo l’udienza svoltasi lo scorso 27 giugno. I 15 motivi di ricorso presentati al Palazzaccio dalla Fininvest sono stati tutti respinti, ad eccezione del tredicesimo motivo che ha segnato un piccolo successo per la società del Biscione, che ha ottenuto una decurtazione di 46 miliardi di vecchie lire sul dovuto: uno ‘sconto’ che assottiglia fino a 494 milioni di euro i 564,2 milioni di risarcimento liquidati dalla Corte di Appello di Milano e che la Cir ha congelato in un fondo nel 2011. Si tratta della seconda pronuncia della Suprema Corte – dopo quella penale del primo agosto sulla frode fiscale del processo Mediaset – che mette in luce vicende illecite nella gestione delle società del Cavaliere, per il quale si avvicina il voto sulla decadenza. “Prendo atto con soddisfazione – ha commentato De Benedetti, che ha passato ai figli il controllo del gruppo societario – che dopo più di 20 anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall’impegnarsi in politica”. Nonostante la vittoria giudiziaria – grazie alla quale il titolo è volato in borsa del 6,8% – resta all’ingegnere “la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato”. Di “esproprio senza fondamento” ha parlato invece Marina Berlusconi, presidente di Mondadori, definendo la decisione della Cassazione come “un altro schiaffo alla giustizia” che “rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente” la cui gravità “lascia sgomenti”. Il titolo di Segrate non ha avuto, tuttavia, ripercussioni rimanendo stabile. Contro il verdetto è insorto il Pdl: per il vicepremier Angelino Alfano è “una sentenza spropositata nella sua dimensione. Penso che l’azienda ricorrerà nelle più alte sedi, anche internazionali”. Secondo l’amazzone Anna Maria Bernini è in corso l’”assedio finale all’avversario politico Silvio Berlusconi: prima la limitazione della libertà personale, ora l’assalto al patrimonio”. La decisione degli ‘ermellini’, scritta dal relatore Giacomo Travaglino e firmata dal presidente della Terza sezione civile Francesco Trifone, promuove la sentenza della Corte di Appello del nove luglio 2011 che ha l’unica ‘pecca’ di spiegare tutto “fin troppo analiticamente”. I supremi giudici escludono anche che in favore della Cir, per effetto del risarcimento, ci sia stata “overcompensation” o “ingiusto arricchimento”. Oltre al ruolo di Cesare Previti in veste di avvocato “strutturalmente organico” alla Fininvest, la Cassazione rileva come la valutazione delle prove raccolte, “condotta ai soli fini civilistici di ricondurre alla societa’ Fininvest la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. Berlusconi”, risulti “correttamente motivata”. La Suprema Corte inoltre condivide la sentenza d’appello laddove afferma che “sarebbe risultato assolutamente fuori dell’ordine degli accadimenti umani che un bonifico di circa tre miliardi di lire fosse stato disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che il ‘dominus’ della società, dai cui conti il bonifico proveniva, ne risultasse a conoscenza e lo accettasse”. Quanto alla Fininvest, nella ‘guerra di Segrate’ ha scelto di percorrere “il sentiero dell’inganno” e si è “soprattutto attestata sulla soglia della corruzione del giudice Metta al fine di ottenere una sentenza ingiustamente favorevole ai propri interessi”. (ANSA, 17 settembre 2013)