19 settembre 2013 | 16:24

Nel giornalismo la trasparenza è diventata più importante dell’indipendenza

“Chi è un giornalista oggi? Chi non lo è?” è una domanda frequente, ma è quella sbagliata. Lo scrive Tom Rosentiel su Poynter.org. L’editoria, che fino a poco tempo fa era un industria, ora è un bottone. Chiunque può essere un giornalista, se le circostanze glielo consentono.

Allora bisognerebbe porsi una domanda più pertinente: che cosa significa fare giornalismo? In un lavoro collettivo, a cui ha preso parte anche Tom Rosenstiel, la questione è affrontata dal punto di di vista etico. Il libro, New ethics of journalism: principles of the 21st century, aggiorna le linee guida deontologiche sviluppate dal Poynter Institute negli anni Novanta.

I tre concetti fondanti del libro sono: cercare la verità e raccontarla nel modo più completo possibile; agisci senza condizionamenti e minimizza i danni.

Tra questi principi, per Rosentiel quello più problematico è il secondo, perché il giornalismo non è più qualcosa di omogeneo: non è più legato alla stampa che finanzia i giornali. Oggi il giornalismo può essere sponsorizzato da istituzioni e corporazioni, associazioni o testimoni accidentali di un evento. Non tutto ciò è davvero giornalismo, prova a imitarlo ma rimane propaganda.

Anche il rapporto con le fonti è diventato più problematico: Edward Snowden non ha solo messo a disposizione le fonti, è stato coinvolto nel processo giornalistico. Glenn Greenwald, il suo contatto al Guardian, è prima di tutto un attivista politico e un blogger, il cui rapporto con la stampa è di collaborazione.

Rosentiel allora ha pensato di cambiare la seconda regola “agisci in modo indipendente” con “sii trasparente”, legata all’idea di mostrare com’è avvenuto il processo di raccolta delle informazioni (le fonti e le prove), così i lettori possono credere a ciò che si racconta. Anziché cercare l’autonomia da punti di vista politici o filosofici, è diventato più importante mostrare le proprie intenzioni, così da poter rendere evidente se esse hanno influenzato il proprio lavoro.

Infatti se tutti possono pubblicare, molti non sanno che cosa significhi essere credibile. Giornalismo e propaganda rimangono due processi distinti, il primo suscita un dibattito pubblico, la seconda persuade qualcuno a una scelta politica. Con questa distinzione in mente Rosentiel fa notare che, anche se il giornalismo è finanziato da associazioni politicizzate che vogliono rendere pubblico un problema, la notizia può accurata e completa.

La trasparenza è quindi una pratica virtuosa ed è più calzante dell’indipendenza economica in quanto è affine all’indipendenza intellettuale. Se è noto l’orientamento politico di un giornalista, tanto maggiori dovranno essere le sue prove di onestà e tanto più completo dovrà essere il suo articolo. Non è una rinuncia all’indipendenza, ma un concetto più profondo che esige più fatica.