Il mobile è la nuova frontiera del cybercrime, pochi cellulari protetti dai virus

(ANSA) Leggere un sms, ricevere un messaggio sul social network, scaricare un’app, collegarsi a Skype, fare un’operazione bancaria. Tutte abitudini oramai entrate nella vita quotidiana che eseguiremo sempre più in mobilità. Gesti semplici che però possono prestare il fianco al cyber crimine in cerca di nuovi mercati e nuovi introiti, agevolati anche dal fatto che sui cellulari quasi nessuno ha un anti-virus. A lanciare l’allarme è il rapporto APWG (Anti-Phishing Working Group) l’associazione fondata nel 2003 dall’industria del settore, Forze dell’Ordine e enti governativi, che oltre a fotografare l’evoluzione del crimine informatico su ‘mobile’ ha anche stilato un tariffario di quanto costa comprare alcuni servizi a scopo malevolo. Il rapporto sarà divulgato ufficialmente in Italia il 24 settembre, ha il patrocinio del Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica e il curatore per il nostro paese è Raoul Chiesa, presidente di Security Brokers, attualmente uno dei guru a livello mondiale della sicurezza Internet. La ricerca parte dal presupposto che in un’era post-pc i cellulari saranno sempre di più (2 miliardi entro il 2015) e ”i pagamenti mobili globali supereranno 1,3 trilioni di dollari rappresentando una ghiotta opportunità per i gruppi di cybercriminali”. Che nel frattempo si sono organizzati tanto che ”esiste un prosperoso commercio sommerso dove hanno adattato tecniche già collaudate per violare i pc”. (ANSA, 21 settembre 2013).

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