Televisione

25 settembre 2013 | 12:55

Raiuno deve aprirsi a temi considerati tabù, dice il direttore Leone intervistato da Prima comunicazione

(ITALPRESS) Giancarlo Leone, direttore di Raiuno, in un’intervista nel numero di settembre di Prima Comunicazione, entra nel merito della polemica che si e’ trascinata per tutta l’estate a proposito di ‘The mission’, il programma di social tv girato nei campi profughi e previsto per il 4 e l’11 dicembre. “Raiuno deve aprirsi a temi considerati tabu’”, dice Leone, che spiega in modo dettagliato il programma. “Consapevoli che le definizioni hanno un loro senso, abbiamo voluto definire questo programma ‘social tv’”, dice Leone. “Il primo obiettivo e’ quello di raccontare una realta’ durissima, quella cioe’ delle missioni umanitarie sparse nel mondo. ‘The mission’ sara’ composto da due puntate che andranno in onda a dicembre. I personaggi che abbiamo portato e che porteremo nei campi profughi vogliono rappresentare l’occhio dello spettatore. Per quindici giorni queste persone faranno la vita dei volontari in quattro differenti campi profughi aiutandoci a capire cosa sia questa realta’ nobile e dimenticata. Ai cosiddetti vip non e’ richiesta alcuna esibizione, ne’ incoraggiato alcuno sfoggio di vanita’. Abbiamo loro chiesto di immergersi in questa realta’ sconosciuta e farci capire quali siano i problemi che i volontari affrontano tutti i giorni, dalla potabilizzazione delle acque alla fornitura di cibo, dall’assistenza sanitaria all’alfabetizzazione. Le nostre telecamere li seguiranno con intelligenza e discrezione”.

Giancarlo Leone, direttore di Rai 1. Intervistato in esclusiva su Prima Comunicazione di settembre 2013. (foto: Olycom)

Poi, aggiunge: “In questo la Rai non sara’ sola ma sara’ seguita dall’Unhcr e da Intersos, tant’e’ che esiste un protocollo che abbiamo firmato e che ci impegna in modo molto preciso. Insieme a queste due organizzazioni abbiamo definito il format del programma e come classificarlo, appunto quel che le dicevo: una ‘social tv’. Abbiamo anche convenuto di includere nei singoli episodi storie e background del Paese in questione per contestualizzare il problema dei profughi. Tutto il lavoro nei campi sara’ registrato con tanto di lavoro di post-produzione e montaggio. Alla fine torneremo in studio – anche qui registrando – con i protagonisti di quell’esperienza e con gli esperti del settore. Unhcr e Intersos saranno coinvolti anche nella post-produzione perche’ siamo consapevoli che ci siano delle tutele da considerare. Prima di partire, tutti i cosiddetti vip avranno un incontro con degli esperti incaricati di prepararli adeguatamente”. Ma chi glielo ha fatto fare mettersi al centro di questo tiro incrociato? “Io posso solo dirle che la finalita’ del programma non e’ quella di fare spettacolo, non e’ quella di intrattenere per divertire, non e’ quella di stuzzicare i sentimenti come fa la tivu’ del dolore. Il nostro obiettivo, ci creda o meno, e’ un altro: portare finalmente al grande pubblico temi totalmente rimossi”.
Leone specifica anche i compensi offerti alle ‘star’ del programma (Albano con le due figlie ventenni Cristel e Romina Jr, Paola Barale ed Emanuele Filiberto di Savoia, Candida Morvillo e Francesco Pannofino): “Settecento euro al giorno come rimborso spese”. La presenza in studio verra’ contrattualizzata in modo coerente e quelle cifre, pur modeste, potranno diventare oggetto di beneficienza. Tornando sulla questione sollevata dal presidente della Vigilanza Roberto Fico, che vorrebbe visionare il programma prima della messa in onda, Leone e’ inequivocabile: “La sola idea che un prodotto della Rai possa essere sottoposto a un’attenzione di soggetti esterni, ancorche’ autorevoli, come la commissione di Vigilanza, costituirebbe un precedente sconvolgente nella storia della tivu’. Credo che neanche nel dopoguerra, ai tempi della censura del cinema, si arrivasse a tanto”.