30 settembre 2013 | 18:04

Il New York times racconta i suoi progetti per il 2014: gli investimenti sono rischiosi ma la sfida è digitale

Un tempo il New York Times era noto per la sua austerità. Tra i lettori era noto come “la grigia signora”. Negli ultimi anni però è cambiato moltissimo e ora è noto come una delle testate più innovative. “L’edificio della carta stampata sta bruciando e il Times sta provando a costruire in fretta un nuovo posto dove poter vivere nell’era digitale”, così ha commentato oggi sul sito del quotidiano newyorkese Margaret Sullivan, garante dei lettori del Nyt.

L’innovazione è necessaria perché la pubblicità, per lungo tempo la linfa vitale dei quotidiani, è ormai in declino. Se fino al secolo scorso gli introiti pubblicitari erano l’80% delle entrate del Times adesso prezzo di vendita e abbonati (cartacei e digitali) costituiscono più della metà degli incassi.

Il vecchio modello di business non è ancora stato sostituito da qualcos’altro di funzionante ma, secondo Sullivan, l’ex Grigia signora è solida dal punto di vista giornalistico e garantisce ancora profitti. Eppure il futuro è incerto e porta con sé rischi etici e investimenti non garantiti.

La garante dei lettori elenca tutte le iniziative innovative che il Nyt sperimenterà nel 2014:

Viaggi e conferenze
Dall’anno prossimo si potrà partecipare, ad esempio, a un giro in Patagonia con un editorialista del Times e assistere alle conferenze collegate al viaggio. È un evento esclusivo, così come gli incontri organizzati dalla testata durante il 2012 (costo d’ingresso 1500 dollari).
Sullivan difende la scelta, facendo notare che, a differenza dei salon organizzati dal Washington Post, tutte le iniziative del Nyt sono trasparenti e saranno pubblicate sul sito, non sono riservate ai lobbisti.

Sperimentazioni nella pubblicità
Ricopiare l’advertising tradizionale nel digitale è fastidioso (i lettori non vedono l’ora di chiudere i pop-up) oppure, se non invasivo, passa inosservato. Il native advertising è la Stele di Rosetta, con la pubblicità che imita i cntenuti editoriali.
Il Times ha appena intrapreso questa strada con la guida multimediale alla città di New York The Scoop, sponsorizzata da Citibank. È un modo indolore per coinvolgere gli investitori: i lettori hanno informazioni e il giornale riceve un compenso dallo sponsor. E, secondo Sullivan, è molto diverso dalla strada intrapresa dall’Atlantic con i suoi advertorial (il lungo articolo pubblicitario dedicato a Scientology non è era immediatamente riconoscibile come sponsorizzato e ha provocato un crollo nella reputazione del sito).
Eppure Gerard Baker sul Wall street journal fa notare che concedere uno spazio editoriale agli sponsor è un “patto faustiano”. Sullivan però difende la scelta del suo quodiano, che manterrà sempre la trasparenza: “la cosa importante è non prendere in giro i lettori”.

Video e produzione multimediale
Dopo Snowfall, il progetto digitale interattivo vincitore del Pulitzer, il quotidiano ha dato vita a molti altri progetti, come The Jockey.

Eppure i video tradizionali hanno un’attrattiva maggiore per la pubblicità. Per questa ragione, dal 2012, la produzione dei filmati del Times è raddoppiata. Ed è un’area al di fuori del paywall morbido del sito, così possono essere visualizzati da tutti gli utenti. E Rebecca Howard, general manager della produzione video, deve riferire sia al caporedattore del quotidiano sia al vicepresidente dell’area digitale. Per Sullivan dipendere sia dalla sezione multimediale sia da quella editoriale implica più libertà d’azione.

Howard ha l’onestà intellettuale di ammettere un problema: il Times ha risorse limitate e la fusione tra esigenze di mercato e priorità del giornalismo fa nascere una domanda: saranno i progetti giornalistici a essere finanziati o quelli più appetibili per gli sponsor?

Sullivan ancora una volta è fiduciosa: niente più scalfire i valori del quotidiano o danneggiare l’integrità dei reporter, perché mantenere la fiducia dei lettori è il vero business del Times.